A un anno dalla scadenza fissata per la conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’Italia è ancora molto lontana dal tradurre in realtà gli obiettivi della Missione Salute. Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Gimbe, l’82% delle risorse stanziate non è ancora stato speso, mentre 5 target su 14 fissati dall’Europa sono in ritardo. «Il rispetto delle scadenze formali necessarie per ricevere i fondi non è più sufficiente a garantire un reale stato di avanzamento – avverte il presidente Nino Cartabellotta –. Rischiamo di incassare le rate senza generare benefici concreti per i cittadini, lasciando in eredità solo strutture vuote e un nuovo indebitamento».
Il report punta il dito contro due pilastri centrali della riforma sanitaria territoriale: Case della Comunità e Ospedali di Comunità, destinati a rendere più prossima e integrata l’assistenza. A oggi, solo 164 Case della Comunità (15,8%) hanno attivato tutti i servizi previsti, e tra queste appena 46 (4,4%) sono dotate di personale sanitario completo. Gli Ospedali di Comunità, che dovrebbero diventare almeno 307 entro il 2026, sono fermi a 124 (40,4%) con almeno un servizio attivo, ma nessuna informazione disponibile sul personale in servizio. Sul fronte della capacità ospedaliera, il PNRR prevedeva il potenziamento dei posti letto in terapia intensiva e semi-intensiva, ma a marzo 2025 risultavano attivati solo 890 letti di terapia intensiva (33,1%) e 1.199 di semi-intensiva (37,1%). «È surreale che a cinque anni dalla pandemia l’Italia non sia ancora riuscita a completare un’infrastruttura essenziale per fronteggiare future emergenze sanitarie», commenta Cartabellotta. Tra i target in ritardo, anche due ambiti fondamentali: la sicurezza antisismica degli ospedali e la piena adozione del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE). Degli 84 ospedali da mettere in sicurezza, i cantieri aperti sono 86, ma la spesa effettiva è appena all’11%, con picchi negativi nel Mezzogiorno (6%).
Ancora più critica la situazione del FSE: solo 6 documenti su 16 risultano accessibili in tutte le Regioni e solo il 42% dei cittadini ha fornito il consenso alla consultazione dei propri dati. «Senza un’adeguata informazione ai cittadini e garanzie sulla protezione dei dati – ammonisce Cartabellotta – rischiamo che le potenzialità di questo strumento restino inutilizzate». Gimbe segnala che quattro target risultano già completati: ristrutturazione ospedaliera, assistenza domiciliare integrata per over 65, acquisizione di grandi apparecchiature sanitarie e contratti di formazione specialistica. Ma cinque target non sono nemmeno valutabili, per assenza di dati. Tra questi: pazienti presi in carico con strumenti di telemedicina, digitalizzazione dei DEA, uso del FSE da parte dei medici di base, interoperabilità del sistema e formazione digitale dei professionisti. «In un Paese democratico, la trasparenza non è un dettaglio tecnico», ricorda il report. La Fondazione Gimbe lancia un appello a Governo, Regioni e Asl affinché abbandonino logiche di competizione politica e collaborino per portare a compimento la Missione Salute. «La volata finale non può trasformarsi in un terreno di scontro – conclude Cartabellotta –. Le responsabilità ricadono su tutti, ma a pagare il prezzo più alto rischiano di essere i cittadini».