Negli Stati Uniti i livelli di SARS-CoV-2 rilevati nelle acque reflue restano molto bassi, anche nelle aree dove sono già prevalenti nuove varianti come XFG e NB.1.8.1, nota come Nimbus. Lo segnalano i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), secondo cui al momento non emergono segnali di una nuova ondata significativa. A commentare i dati è Eric Topol, scienziato e divulgatore, che su X scrive: “Buone notizie, i livelli attuali suggeriscono che qualsiasi ondata estiva sarà limitata, a differenza delle precedenti”.
Intanto XFG, ribattezzata Stratus dagli esperti sui social, è entrata ufficialmente nell’elenco delle varianti sotto monitoraggio dell’Oms. È un ricombinante dei lignaggi LF.7 e LP.8.1.2, rilevato per la prima volta a gennaio. La sua diffusione è in rapida crescita e al 22 giugno rappresentava il 22,7% delle sequenze globali, contro il 7,4% di quattro settimane prima. In confronto, Nimbus – oggi dominante – è in calo (24,9%).
L’ascesa di Stratus è confermata in tutte le regioni che condividono regolarmente sequenze. In Europa è passata dal 10,6% al 16,7%, nel Sudest asiatico ha raggiunto il 68,7%. In India si è già affermata come variante dominante dalla primavera, mentre Nimbus è rimasta marginale.
Secondo l’Oms, Stratus presenta mutazioni che migliorano la capacità di eludere gli anticorpi, ma non ci sono prove che causi forme più gravi di malattia rispetto alle altre varianti. I vaccini in uso sono ritenuti ancora efficaci contro le forme sintomatiche e gravi.
Fra i sintomi segnalati con maggiore frequenza emergono raucedine, tosse secca, irritazione e mal di gola. In India la voce roca è stata notata con insistenza dai medici locali, mentre nel Regno Unito – dove prevale ancora Nimbus – si segnala un mal di gola particolarmente acuto, descritto come “una lama nella gola”, accompagnato da stanchezza, febbre e dolori muscolari.
L’Oms raccomanda ai Paesi di mantenere alta l’attenzione, condurre test di neutralizzazione su sieri umani rappresentativi delle varie comunità e comparare costantemente i dati con quelli delle varianti già note, per cogliere eventuali segnali di cambiamento. La valutazione del rischio verrà aggiornata in base all’evoluzione del quadro. Le raccomandazioni generali per la gestione del Covid restano valide fino al 30 aprile 2026.