È la dott.ssa Giulia Ricciardelli, direttrice del Dipartimento Emergenza Urgenza dell’Ospedale di Rovigo e membro del direttivo nazionale Fimeuc, a dare voce con chiarezza alla proposta lanciata dalla Federazione durante il Convegno Nazionale “Una Rete Emergenza-Urgenza tra Territorio e Ospedale: soluzioni per oggi e per domani”, svoltosi nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio.
“L’assenza di un riconoscimento formale e strutturale per l’Emergenza-Urgenza – ha dichiarato Ricciardelli – è oggi una delle principali criticità del nostro sistema. L’unica soluzione strutturale è l’istituzione di un quarto Livello Essenziale di Assistenza (LEA), che riconosca questa funzione come asse autonomo, accanto ai LEA distrettuali, ospedalieri e collettivi”.
Il convegno, promosso da Fimeuc e Cimo, ha messo a confronto professionisti del settore, dirigenti regionali e rappresentanti delle principali sigle sindacali mediche. L’obiettivo: analizzare le criticità e proporre soluzioni concrete per la rete emergenza-urgenza, oggi messa sotto pressione da carenze di personale, sovraffollamento nei Pronto Soccorso e mancanza di strutture intermedie.
Nel suo intervento, Ricciardelli ha illustrato i punti essenziali della proposta Fimeuc, fondata su una relazione tecnica che definisce gli elementi costitutivi del nuovo LEA:
• Unificazione dell’intero sistema E-U in una filiera unica: 118, mezzi di soccorso, Pronto Soccorso, Osservazione Breve Intensiva, semintensiva e medicina d’urgenza;
• Governance dedicata, standard organizzativi omogenei, criteri di accesso e percorsi formativi specifici;
• Contrattualizzazione e inquadramento propri per medici e infermieri dell’urgenza;
• Integrazione digitale, con strumenti come intelligenza artificiale e telemedicina.
“La rete dell’Emergenza-Urgenza – ha sottolineato Ricciardelli – non può più essere relegata a ‘terra di nessuno’ tra ospedale e territorio. Serve un modello a sé, riconosciuto nei LEA, dotato di risorse dedicate e in grado di garantire equità di accesso alle cure, tempi di intervento adeguati e continuità assistenziale”.
Il presidente Fimeuc Nicola Marini ha definito la proposta come “una sfida decisiva per la sopravvivenza del SSN, da affrontare con determinazione e visione”. Tra le proposte emerse anche la sperimentazione regionale del modello e l’avvio di un confronto tecnico con Ministero, Regioni e Agenas per definirne l’attuazione.