La scabbia è una infestazione parassitaria della pelle, causata da un acaro chiamato Sarcoptes scabiei e anche se non infettiva nel senso che non è causata da un agente patogeno come batteri o virus, ma è una condizione parassitaria che si diffonde attraverso il contatto diretto con persone infette. Storicamente legata a condizioni di povertà e scarsa igiene oggi torna alla ribalta con un picco di casi che si è registrato tra il 2020 e il 2023.nelle strutture di lungodegenza, con un aumento del 750% dei focolai. Due indagini italiane condotte in Emilia-Romagna e Lazio forniscono numeri critici sull’espansione della malattia.
“Le categorie più vulnerabili – spiega Giuseppe Argenziano, Presidente SIDeMaST – sono sicuramente bambini e adolescenti tra i 5 e i 18 anni, anche a causa della frequentazione di ambienti comunitari come scuole e palestre. A questi si aggiungono gli anziani, in particolar modo quelli ricoverati nelle RSA e persone con fragilità sociali o sanitarie. Tra questi i senzatetto, i migranti e chi vive in condizioni di sovraffollamento o precarie condizioni igieniche”. Il sintomo principale è un prurito intenso e persistente, spesso più accentuato durante la notte: “Se associato a piccole papule o a lesioni cutanee tra le dita, ai polsi, all’ombelico o ai genitali, può trattarsi di scabbia”.
In caso di prurito persistente in più membri dello stesso nucleo familiare e/o prurito non responsivo alle terapie consultare tempestivamente il medico o un dermatologo, evitare il fai da te perché una diagnosi errata può prolungare l’infestazione e facilitare il contagio. In caso di diagnosi trattare tutti i contatti stretti, anche se asintomatici e lavare ad alta temperatura gli indumenti e le lenzuola.
Uno riporta che c’è stato un aumento dei casi di scabbia a Bologna negli ultimi anni con picchi stagionali distinti che suggeriscono che fattori ambientali e sociali possano contribuire alla trasmissione.
L’altro segnala che nel Lazio, all'inizio della pandemia COVID è stata registrata una significativa e immediata riduzione dell'incidenza della scabbia (-79,6%) seguita da un progressivo e rilevante aumento (143,4% dal 2020 al 2021, 142,3% dal 2021 al 2022 e 170,3% dal 2022 al 2023). In particolare, è progressivamente aumentato nel tempo, principalmente a causa del verificarsi di focolai in strutture di lunga degenza (750% dal 2020 al 2023).
Quindi, lockdown e isolamento, spesso in condizioni igienico-sanitarie precarie, turismo di massa con l’aumento dei viaggi post COVID, potrebbero aver facilitato la diffusione in ambienti condivisi come hotel, campeggi e ostelli, e favorito l’impennata di casi di scabbia.
Secondo i dermatologi "l’uso non corretto della terapia topica od orale in termini di quantità di principio attivo e/o modalità e/o tempi di somministrazioni, la mancata o errata messa in atto di misure igienico-ambientali e le reinfestazioni dovute al mancato trattamento dei contatti stretti. Di certo, allo stato attuale, è indispensabile in caso di prurito persistente soprattutto notturno, escludere la diagnosi di scabbia. Se invece la diagnosi fosse confermata, è opportuno iniziare tempestivamente una terapia adeguata, tenendo conto dell’attuale ed evidente scarsa risposta alla permetrina, ma anche trattare tutti i possibili contatti stretti”.