Il futuro della medicina generale in Italia si gioca sul nodo del contratto e sulla riorganizzazione delle cure primarie. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha rilanciato la proposta di una riforma strutturale che preveda per i medici di famiglia la possibilità di scegliere se operare in libera professione convenzionata o come dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, all’interno delle strutture territoriali previste dal Pnrr, come le Case di Comunità. Perplessa la Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (Fimmg), che ribadisce la propria contrarietà all’ipotesi della dipendenza.
“Dobbiamo rendere di nuovo attrattiva la professione del medico di famiglia, oggi in crisi vocazionale – ha dichiarato Schillaci in occasione dell’evento Healthcare & Pharma Talk –. Serve una scuola di specializzazione universitaria nazionale e un potenziamento della presenza dei medici di medicina generale nelle strutture territoriali. Credo sia corretto lasciare ai professionisti la scelta tra dipendenza e libera professione”.
Il ministro ha inoltre confermato l’intenzione di rispettare le scadenze del Pnrr e ha annunciato lo stanziamento di 250 milioni per il 2025 e 350 milioni per il 2026 destinati all’assunzione di personale per i team multidisciplinari delle Case di Comunità, includendo medici, infermieri, psicologi e operatori socio-sanitari. L’obiettivo è garantire la piena operatività delle nuove strutture, colmando le attuali carenze di organico.
Alla proposta ha risposto Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg, che parla di una riforma “pasticciata” e priva di fondamento tecnico. “Siamo disponibili a contribuire al potenziamento delle Case di Comunità, ma il passaggio alla dipendenza non porta benefici, neanche se su base volontaria – afferma Scotti –. In altri Paesi, come Spagna e Portogallo, questo modello ha comportato un allontanamento tra medico e paziente. I turni di lavoro sostituiscono il rapporto diretto, e l’assistenza perde continuità”.
Scotti evidenzia anche il rischio concreto di un ulteriore crollo della medicina generale: un sondaggio su 3.000 medici in formazione ha rilevato che oltre il 40% abbandonerebbe il corso in caso di introduzione della dipendenza. A oggi mancano all’appello 5.500 medici di base, e si stima che altri 7.300 lasceranno entro il 2027 per pensionamento.
Per il sindacato, la priorità deve essere l’aumento delle borse di studio e l’equiparazione economica con le altre specializzazioni: “Oggi i medici in formazione in medicina generale ricevono circa 900 euro al mese, contro i quasi 2.000 delle scuole di specializzazione. Non è così che si incentiva la professione”, conclude Scotti.