Nel 2024, l'Italia ha registrato oltre 7.000 decessi legati all'esposizione all'amianto, confermandosi come il Paese più colpito in Europa per vittime da mesotelioma, superando Germania e Francia. A livello globale, i decessi annuali attribuiti a malattie correlate all'amianto superano i 200.000, una cifra che potrebbe essere sottostimata a causa della mancanza di segnalazioni accurate da parte di alcuni Stati.
In Italia, nonostante il bando dell'amianto sia stato introdotto nel 1992, la presenza di questo materiale pericoloso è ancora diffusa in numerosi edifici pubblici e privati, comprese scuole e ospedali. Secondo l'Osservatorio Nazionale Amianto (Ona), la lentezza delle bonifiche e la mancanza di un piano nazionale efficace continuano a esporre la popolazione a rischi significativi.
Il presidente dell'Ona, Ezio Bonanni, ha sottolineato che "l'amianto non ha ancora messo al bando l'Italia", evidenziando la necessità di un impegno concreto per la bonifica dei siti contaminati e la tutela delle vittime.
In occasione della Giornata Mondiale delle Vittime dell'Amianto, l'Ona ha rivolto un appello al governo italiano per promuovere un bando globale dell'amianto e accelerare le operazioni di bonifica sul territorio nazionale.
L'amianto, noto anche come asbesto, è un minerale fibroso utilizzato in passato per le sue proprietà isolanti e resistenti al calore. L'esposizione alle sue fibre è associata a gravi patologie, tra cui il mesotelioma, un tumore maligno che colpisce le membrane che rivestono i polmoni e altri organi.
Nonostante i divieti e le normative vigenti, l'eredità dell'amianto continua a rappresentare una minaccia per la salute pubblica, richiedendo interventi urgenti e coordinati per prevenire ulteriori decessi e garantire la sicurezza dei cittadini.