Sono passati cinque anni da quel 20 febbraio 2020, giorno in cui l'Italia ha scoperto ufficialmente il suo "paziente 1", Mattia Maestri, ricoverato all'ospedale di Codogno. Da quel momento, il Paese ha affrontato mesi di emergenza sanitaria, un lungo lockdown e un bilancio tragico: 197.563 morti e oltre 27 milioni di casi registrati. Oggi, mentre il virus Sars-CoV-2 non rappresenta più un'emergenza, gli esperti invitano a non abbassare la guardia. Il Ministero della Salute ha registrato numeri impressionanti: 27.191.249 casi totali, di cui oltre mezzo milione tra gli operatori sanitari. L'età media dei contagiati è stata di 45 anni, mentre il numero di guariti ha superato i 25 milioni. L'Italia, tra i primi Paesi al mondo a sperimentare la violenza della pandemia, ha affrontato momenti drammatici, tra cui la sfilata delle bare sui camion dell'Esercito a Bergamo, simbolo della tragedia vissuta.
Oggi il virus continua a circolare, sebbene in modo meno aggressivo. Anna Teresa Palamara, direttrice del Dipartimento Malattie Infettive dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), sottolinea che il Covid-19 è ormai parte del "mix" di virus respiratori stagionali monitorati dalla rete RespiVirNet. Sebbene non sia più un'emergenza, il monitoraggio delle varianti rimane fondamentale, così come la vaccinazione, ancora raccomandata per le categorie più fragili, come anziani e persone con malattie pregresse. Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche (Fnopi), ha ricordato i giorni concitati dell'inizio della pandemia: "In 48 ore è cambiato tutto, ci siamo trovati in uno scenario di guerra. I colleghi non tornavano a casa, il sistema sanitario era in affanno e si è dovuto riorganizzare in tempo record". La pandemia ha evidenziato i limiti della sanità italiana, già indebolita da anni di tagli e carenze di personale. In prima linea, oltre ai medici e agli infermieri, sono morti 383 medici e 90 infermieri, vittime del Covid-19 mentre prestavano servizio.
Il 20 febbraio si celebra la Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato, istituita per legge quale riconoscimento dell'impegno degli operatori sanitari nella tutela della salute dei cittadini. La giornata è stata istituita con la Legge 13 novembre 2020 in onore degli operatori in prima linea nella pandemia di Covid. La Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) cura sul proprio sito una pagina dedicata - e ben riconoscibile per il fiocchetto nero - che a partire da marzo 2020 ha registrato tutti i medici morti durante la pandemia di nuovo coronavirus. Il primo della lunga lista di vittime (383) è Roberto Stella, presidente dell'Ordine dei medici di Varese, responsabile Area strategica Formazione Fnomceo, deceduto l'11 marzo 2020. "Un triste elenco che viene via via aggiornato. In allegato, i dati sui contagi. Un monito, una lezione per tutti", sottolinea la Fnomceo. Il rischio di nuove pandemie resta una realtà. "Dobbiamo continuare a potenziare la sorveglianza e la preparazione alle emergenze sanitarie", afferma Palamara. Grazie ai finanziamenti europei e al PNRR, l'Italia ha rafforzato le reti di ricerca e sorveglianza e partecipa a iniziative nazionali e internazionali per migliorare la "preparedness", la capacità di risposta a future crisi sanitarie.