Sono trascorsi cinque anni da quel 30 gennaio 2020, quando il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, dichiarò l'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale a causa dell'epidemia del nuovo coronavirus, successivamente denominato Covid-19. A ricordare questo anniversario è stata Maria Van Kerkhove, epidemiologa dell'OMS e responsabile per la preparazione contro epidemie e pandemie. Nel suo messaggio pubblicato su X, Van Kerkhove ha sottolineato come il Covid-19 continui a insegnare l'importanza cruciale della scienza, della solidarietà e delle soluzioni condivise. Tornando alle parole di Tedros nel 2020, emergeva già un chiaro monito: “Siamo in questa cosa insieme e possiamo fermarla solo insieme”.
A cinque anni dall'inizio della pandemia, si riflette anche sulle misure che hanno contribuito a frenare la diffusione del virus. Patrizio Pezzotti, direttore del reparto di Epidemiologia, Biostatistica e Modelli Matematici dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha ricordato in audizione alla Commissione Covid come il primo lockdown abbia avuto un ruolo decisivo: “In due settimane l'indice di trasmissibilità è passato da circa 3 a meno di 1, il numero chiave per contenere un'epidemia”. Pezzotti ha spiegato che, senza il lockdown, la diffusione del virus nel Centro-Sud sarebbe stata inevitabile. “La differenza che osservavamo in Lombardia e Veneto era dovuta alla base dei contagi, già molto elevata al Nord. Chiusure tempestive hanno evitato un disastro maggiore”, ha sottolineato.
Durante la stessa audizione, Anna Teresa Palamara, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell'ISS, ha respinto con fermezza le accuse di manipolazione dei dati. In risposta a una domanda del senatore Claudio Borghi, Palamara ha dichiarato: “Non è stato mai chiesto a me né al gruppo coinvolto di addomesticare i dati. I numeri pubblicati sono sempre stati veritieri e verificabili”. Anche Pezzotti ha ribadito la trasparenza del lavoro svolto: “Questa domanda mi ferisce. Non rispondiamo mai alla politica e non c'è mai stato un tentativo di alterare i dati”.