Professione medica
Aggressioni
08/01/2025

Aggressioni a sanitari, aumentate del 33% nel 2024. Ecco i numeri

Il 2024 ha messo a dura prova il comparto sanitario degli ospedali italiani. Da nord a sud le aggressioni ai danni di medici e infermieri sono state quasi quotidiane

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Il 2024 ha messo a dura prova il comparto sanitario degli ospedali italiani. Da nord a sud le aggressioni ai danni di medici e infermieri sono state quasi quotidiane e il 2025 non promette niente di meglio, in soli 8 giorni a Catania, a Roma e a Napoli si sono già verificati episodi di violenza. Foad Aodi, presidente di Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia), Umem (Unione Medica Euromediterranea) e Movimento Internazionale Uniti per Unire fa il punto sugli ultimi dati: “Nel 2024 le violenze fisiche e psicologiche, in Italia, contro medici e infermieri e altri professionisti sanitari, sono aumentate del 33%. In Europa l'aumento è stato del 32%, nel mondo il picco è stato del 39%, in particolar modo nei paesi economicamente più deboli, dove non esiste un sistema sanitario adeguatamente organizzato, e ancor di più nei luoghi dei conflitti di guerra".

"È sempre più allarme aggressioni contro medici e infermieri. Il 2025 è iniziato in modo drammatico. Violenza intollerabile, urgono interventi immediati per salvaguardare la sicurezza dei professionisti sanitari, non bastano solo la solidarietà e le dichiarazioni sterili, ognuno deve fare bene il suo ruolo fino in fondo - prosegue Aodi - Serve un piano straordinario per ripristinare la fiducia tra cittadini e operatori sanitari, garantendo la sicurezza di chi è in prima linea per la salute pubblica". Le cronache recenti raccontano un'escalation preoccupante. "A Napoli, in due ospedali distinti, un'infermiera è stata colpita con un calcio al petto e una dottoressa è stata aggredita da una parente di un paziente. Nel Lazio, al Pertini di Roma, una donna ha preso a calci e pugni il personale sanitario. Episodi come questi non sono casi isolati", ricorda Aodi. ''La carenza di personale, le lunghe attese e la pressione sugli ospedali creano un terreno fertile per la tensione e la violenza - spiega Aodi - Ma è anche una questione di percezione: il rapporto di fiducia tra i cittadini e il sistema sanitario si è indebolito, e questo si riflette in comportamenti aggressivi che non possiamo accettare.''

Le proposte di Amsi e Uniti per Unire sono: "Posti di polizia maggiormente radicati presso i pronto soccorso e area di emergenza; Rafforzare l'immagine dei professionisti sanitari attraverso campagne di comunicazione che valorizzino il loro ruolo cruciale per la società; investire nella sanità territoriale per ridurre il carico dei pronto soccorsi, potenziando i servizi di assistenza primaria e le strutture intermedie; aumentare il personale sanitario, assumendo nuovi medici, infermieri e specializzandi, e migliorando le condizioni lavorative; formare il personale e i cittadini alla prevenzione e al dialogo, attraverso percorsi di sensibilizzazione e mediatori culturali dove necessario; rendere più sicure le strutture sanitarie, con sistemi di sorveglianza adeguati e procedure che prevengano situazioni di rischio”. ''Non possiamo lasciare soli i nostri operatori sanitari - conclude Aodi - La sicurezza di chi si dedica alla salute pubblica non può essere una variabile trascurata. Gli episodi di Napoli e Roma sono solo la punta dell'iceberg di una situazione che richiede interventi a livello organizzativo, legislativo e culturale''.

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