Professione medica
Violenza
25/11/2024

Giornata contro violenza donne, 70% aggressioni contro professioniste. Anelli: servono risposte

Le più colpite sono le infermiere “spesso lasciate sole a fronteggiare situazioni di reale pericolo, soprattutto nei turni notturni”

violenza donne

"Oltre il 70% delle aggressioni in ambito sanitario colpisce il personale femminile, con al primo posto le infermiere, spesso lasciate sole a fronteggiare situazioni di reale pericolo, soprattutto nei turni notturni, in particolar modo nei reparti di pronto soccorso, psichiatria e nei servizi del 118". In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, il sindacato degli infermieri Nursing Up lancia l'allarme sulla sicurezza delle professioniste sanitarie. Il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli parla di “violenza di genere”, “penso che trovarsi davanti a delle donne fa scattare un meccanismo particolare. Non è più un caso. “Sono almeno cinque le colleghe che sono state uccise, Maria Monteduro, Eleonora Cantamessa, Roberta Zedda, Paola Labriola, Barbara Capovani. Il tema ci interroga molto perché le difficoltà che le colleghe hanno sono le difficoltà di una società pensata in termini maschilisti, per dare risposta agli uomini, e le donne non sono per nulla favorite ancora oggi. Mancano tanti servizi che dovrebbero essere attivati, una flessibilità del lavoro che dovrebbe essere introdotta proprio per consentire alle donne di rispondere anche alla loro vocazione di madri", dichiara all'ANSA Anelli.

"Oggi le donne - ha detto il presidente Fnomceo - sono prevalenti e quindi ancora di più, di fronte a una violenza in sanità, questa risponde ai criteri di violenza di genere. Bisognerebbe individuare meccanismi e modalità di tutela". Un tema "molto sentito all'interno della professione", ha sottolineato Anelli. In occasione di questa Giornata "sono tante le nostre commissioni ordinistiche che si sono organizzate per partecipare alla giornata con molti eventi". Per quanto riguarda i dati, negli ultimi tre anni in Italia c'è stato un aumento del 40% degli episodi di violenze fisiche e psicologiche contro le donne che lavorano nella sanità, in base a un'analisi dell'Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), condotta insieme a Unione Medica Euromediterranea e al movimento internazionale Uniti per Unire. A essere aggredite sono soprattutto le donne, "pari a oltre il 70% degli infortunati, in linea con la composizione per genere degli occupati nel settore rilevata dall'Istat. Tra le professioniste più colpite, i tecnici della salute (infermieri al primo posto, poi i fisioterapisti) - prosegue la nota del Nursing Up - con un terzo degli aggrediti, seguiti dagli operatori socio-sanitari con circa il 30% e da quelli socio-assistenziali con oltre il 16%, mentre i medici incidono per quasi il 3%. I responsabili, nella maggior parte dei casi, sono i pazienti e i loro parenti". "Le infermiere, da sempre pilastro del sistema sanitario, si ritrovano, in molte occasioni, letteralmente abbandonate a loro stesse. Più del 90% dei grandi ospedali non dispone di un presidio di polizia attivo h24. Affidarsi esclusivamente ai vigilantes, che non possono intervenire fisicamente, seppur armati, è insufficiente", denuncia Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up che ricorda come "nei Paesi anglofoni, tra il 35% e il 40% (fonte studio 'Jama Network'), delle infermiere subisce almeno un'aggressione fisica nel corso della propria carriera. In Italia, il fenomeno è aggravato da abusi verbali e violenze da parte di pazienti e familiari esasperati. Questi episodi sono amplificati dalle condizioni di stress e carenza di risorse".

"Le infermiere sono spesso bersagliate perché trascorrono molto tempo con i pazienti e vengono percepite come vulnerabili. Tentativi di strangolamento, tirate di capelli e aggressioni con coltelli sono solo alcuni esempi di ciò che stanno vivendo in un 2024 che si avvia alla conclusione come l'annus horribilis, a causa dell'escalation di brutali violenze contro le professioniste sanitarie nel nostro Paese", aggiunge De Palma. "Molto spesso - continua De Palma - durante il caos degli incontrollabili e improvvisi raptus di rabbia, infermiere e dottoresse, come è nella loro indole, pensano prima alla sicurezza dei pazienti che potrebbero essere coinvolti, che a se stesse. Come è accaduto nelle ultime ore all'ospedale di Mestre, dove due infermiere, di fronte alla escandescenza di un soggetto in preda ai fumi dell'alcol, hanno reagito con prontezza, mettendo al sicuro una decina di pazienti all'interno della guardiola, inclusa una donna in travaglio, giunta in quel momento con il marito. Con gesti rapidi, le hanno indicato un percorso sicuro per raggiungere il reparto di Ostetricia. Nonostante la situazione, grazie alla loro prontezza, non ci sono stati feriti". Il Nursing Up alla luce di una realtà drammatica per le nostre donne della sanità chiede un piano concreto per affrontare la situazione, tra cui: "L'introduzione di presidi di polizia permanenti nei reparti a rischio; la formazione obbligatoria per gestire conflitti e situazioni di emergenza.; le risorse per alleggerire il carico fisico ed emotivo di chi lavora in prima linea, combattendo in primo luogo quella disorganizzazione delle strutture pubbliche che è alla base dell'esasperazione dei cittadini". "È il momento di agire: non possiamo più accettare che le nostre infermiere, professioniste, madri, figlie, lavorino in condizioni di costante pericolo. Garantire la loro sicurezza significa tutelare la dignità e l'efficienza dell'intero sistema sanitario italiano. E in questa giornata, il nostro pensiero naturalmente va a tutte le donne, che meritano protezione, rispetto e valorizzazione, nella famiglia, nella società e nel lavoro", conclude De Palma.

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