Medico di famiglia aggredito e morso ad una mano, a Napoli. Un paziente visibilmente alterato ha raggiunto il dottore nel suo studio dove ha cominciato a discutere arrivando poi alla violenza. Un episodio da cui nasce l'appello della sezione napoletana della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) per voce del segretario provinciale Luigi Sparano: "questo ennesimo atto di violenza ci conferma una volta di più l'esigenza di un cambiamento della sanità territoriale, che deve evolvere verso una dimensione aggregativa. Gli studi dei singoli medici sono ormai un rischio per i colleghi che sono e si sentono esposti a minacce e violenze".
Per Sparano "è il momento di prendere atto di questa situazione e di mettere in atto processi di cambiamento che possano garantire l'assistenza di prossimità, ma al contempo assicurare maggiore sicurezza ai colleghi". Una riflessione che nasce anche dalla constatazione di altri episodi. "Nel corso dell'ultima riunione sindacale, è emerso infatti che in molte realtà si arriva a veri e propri atti intimidatori, con danni e furti mirati alle auto dei medici. Gesti che, nelle intenzioni di chi li compie, dovrebbero servire a fare pressione per ottenere una prescrizione inappropriata. O che a volte si configurano come 'vendette' per un tempo d'attesa ritenuto eccessivo".
"In una città come Napoli - conclude Sparano - non ci si può più permettere di lavorare in studi singoli. Occorre che i medici di famiglia possano contare su studi associati, un cambiamento che deve essere portato avanti anche dalle istituzioni con la messa a disposizione di locali pubblici. È così che si inizia a mettere in sicurezza la medicina generale, garantendo un'assistenza di prossimità e, allo stesso tempo, evitando l'abbandono dei territori da parte dei colleghi ormai esausti".
Anche una nota del sindacato degli infermieri Nursing Up, ribadisce come "siamo entrati nella drammatica era dei coltelli e delle armi, che entrano indisturbate nelle strutture sanitarie, con aggressioni brutali". Serve " un cambio di rotta immediato e radicale", con misure in grado di contrastare la violenza”, come afferma Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato.
"L'ultimo caso di Cittadella" nel Padovano, "con un paziente psichiatrico che ferisce a coltellate personale sanitario e carabinieri, rappresenta l'ennesima dimostrazione che le misure attuali sono davvero inefficaci", sottolinea. "L'attacco all'infermiera a Meldola, Forlì, di pochi giorni fa, ferita gravemente al collo e alle mani con un'arma da taglio, così come le martellate agli operatori dell'ambulanza di Vallo della Lucania e i recenti morsi subiti dai professionisti del 118 a Firenze, dipingono un quadro a dir poco spaventoso". Per non parlare poi "di ospedali come il San Leonardo di Castellammare" di Stabia in provincia di Napoli, "con un bacino di utenza abnorme, dove non esiste giorno in cui non esplodano tensioni nel pronto soccorso e dove, incredibilmente, non esiste un presidio di agenti h24", incalza il leader sindacale.
"È ora di rilanciare un piano concreto per la sicurezza da parte del Viminale, con un aumento fattuale dei presidi di forze dell'ordine nelle strutture più a rischio - chiede De Palma - e se il problema è la mancanza di personale, allora si ricorra all'esercito! Cosa si aspetta ancora? Gli operatori sanitari, allo stato attuale, rischiano la vita ogni giorno: parole e provvedimenti inefficaci devono lasciare spazio ad azioni concrete e durature".