Alla protesta contro la legge di Bilancio annunciata dai medici dipendenti, prevista il 20 novembre, si è unita quella dei medici convenzionati. Il presidente della Federazione nazionale Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, esprime "preoccupazione" per l'autunno caldo che si prospetta in Italia sul fronte sanità, ma aggiunge: “per questo sciopero sono necessari investimenti e interventi concreti”. Lancia un appello alle istituzioni Anelli: “È urgente intervenire, altrimenti - avverte - la sanità non potrà che fermarsi per un giorno, per evitare di fermarsi per sempre". "Apprezziamo l'impegno del ministro Orazio Schillaci, che si è battuto per evitare ulteriori tagli alle risorse e per difendere il Servizio sanitario nazionale e i suoi professionisti", ribadisce Anelli. "Abbiamo accolto l'invito del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha chiesto la nostra collaborazione per trovare modelli e impiegare al meglio le risorse". Ora però, chiede, bisogna evitare lo sciopero.
Anelli esprime "vicinanza" ai colleghi in agitazione e sottolinea che "per un medico lo sciopero non è mai una scelta facile, che si può compiere a cuor leggero. È una strada dolorosa, perché crea disagio proprio a coloro che, sopra ogni altra cosa, vogliono tutelare: i pazienti". "Questa unitarietà nella protesta, tuttavia - aggiunge d'altro canto Anelli - dimostra che l'intento è la difesa dei diritti non solo dei professionisti, ma di tutti i cittadini, perché è a rischio la tenuta stessa del Servizio sanitario nazionale". "Dal nostro osservatorio - afferma il presidente Fnomceo - siamo testimoni del disagio che attraversa l'intera professione medica che oggi si unisce a difesa del Ssn. L'incertezza sulle risorse, sul quanto e sul quando saranno stanziate, su come saranno impiegate. La 'rimozione' della medicina territoriale, completamente dimenticata dalla Manovra, benché sia ritenuta di centrale importanza per i sistemi sanitari che sono sempre più oberati dalle cronicità. Sono tutti fattori che portano alla grande delusione dei medici, che contavano di veder finalmente riconosciuti i loro sforzi e il loro impegno. E alla disillusione dei cittadini, che sono orgogliosi dei loro medici e del Servizio sanitario nazionale come moltiplicatore di salute e di uguaglianza sociale".
"In un quadro di grave carenza di medici di medicina generale - osserva ancora Anelli - non si è pensato, ad esempio, di aumentare l'entità delle borse per la loro formazione, che già oggi valgono la metà di quelle universitarie. Nessun incentivo, in generale, per la medicina convenzionata, né in termini economici e fiscali, né di aumento del personale dedicato. Già oggi molti cittadini sono senza un proprio medico di famiglia, anche se questo servizio rappresenta un Lea, un livello essenziale di assistenza che le Asl devono assicurare. Già oggi la medicina ambulatoriale è in crisi, con, in certi casi, un solo specialista di branca che deve coprire un'intera Asl. Il tutto mentre la popolazione invecchia e aumentano le malattie croniche, che devono essere curate sul territorio".