Carenza di dispositivi di protezione individuale (Dpi) e utilizzo delle mascherine chirurgiche, mancata quarantena per il personale sanitario, carenza di tamponi, assunzione di personale impreparato, estensione aree rosse. Sono stati numerosi e ripetuti gli allarmi lanciati dal sindacato Anaao Assomed nel periodo della pandemia da Sars-CoV-2 e ripercorsi durante l'audizione dei medici ospedalieri in Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus Sars-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza pandemica.
Già l'8 marzo 2020 - hanno ricordato i medici ai parlamentari - era stata inviata una lettera a ministro Roberto Speranza, presidente Stefano Bonaccini (Emilia Romagna), presidente Alberto Cirio (Piemonte) per l'estensione dell'area rossa a tutte le province del Piemonte. Mentre il 10 marzo 2020 l'allora segretario del sindacato scriveva in una nota: "Non vogliamo martiri né eroi". Nel comunicato Carlo Palermo precisava che "in alcuni casi non vengono eseguiti tamponi ai medici esposti finché non sviluppano sintomi, lasciando nella penosa incertezza i sanitari che devono comportarsi, per responsabilità, come se fossero positivi, per non esporre i pazienti e le proprie famiglie al rischio di un eventuale contagio". Ancora, il 13 marzo viene lanciata la petizione al ministro Roberto Speranza e al Parlamento che recita: "Va bene assumere medici, ma tutti con gli stessi diritti e tutele!".
Per quanto riguarda le tutele, è stata ricordata l'opposizione all'art. 7 del Decreto-legge 9 marzo 2020 n. 14, in cui si disponeva che i sanitari esposti a pazienti Covid-19 non fossero più posti in quarantena, ma continuassero a lavorare anche se potenzialmente infetti. La sospensione dal lavoro era prevista solo se sintomatici o positivi. Nella petizione lanciata da Anaao, oltre a misure per la stabilizzazione del personale sanitario, è scritto: "Noi medici abbiamo il diritto di essere tutelati ed in tal senso chiediamo anche la modifica dell'art. 7 di tale decreto in merito all'isolamento del medico. Se veniamo in contatto con paziente positivo, abbiamo il diritto di fare il tampone e solo a tampone negativo tornare al lavoro". Inoltre, sono stati richiesti Dpi idonei per i sanitari. La petizione è stata inviata al ministro Speranza e al presidente Giuseppe Conte il 22 marzo ed è stata sottoscritta da 90.000 tra medici e infermieri.
Sul tema l'Anaao Assomed invia una lettera aperta a Conte e Speranza in cui si sottolinea, tra le altre cose, che i presidi ospedalieri, senza adeguate protezioni, rischiano di diventare focolai di infezione, invece che luoghi di cura. Il 18 marzo 2020 vengono diffidate le aziende sanitarie. La diffida richiama le aziende a rispettare le disposizioni di legge e a garantire la fornitura di Dpi adeguati. "In mancanza di tale rispetto, si procederà per vie legali e segnalazioni alle autorità competenti". L'Anaao ha ricordato puntualmente anche le altre richieste e le prese di posizione durante la pandemia, come la critica alla scelta di assumere neo-laureati senza esperienza, sottolineando che il sindacato "ha sempre operato nel rispetto profondo della scienza e dei pazienti perché è il nostro ruolo".
"È stato un periodo drammatico, per cittadini, professionisti, malati, familiari di cui ancora in molti portano cicatrici forse inguaribili. È una lezione - ha detto la delegata di Anaao Assomed Chiara Rivetti - che speravamo avrebbe aiutato le istituzioni a comprendere il valore dei sanitari e della vita, e i cittadini a comprendere il valore del medico e dirigente sanitario. Invece sembra che il Covid abbia solo accelerato un percorso di destrutturazione sociale e sanitaria che sembra ormai senza fine".