Carenza di medici di famiglia nelle isole e in montagna, ma anche in zone “insospettabili” dove magari la vita costa di più. È il doppio movente dell’accordo firmato di recente dalla Regione Toscana con i sindacati Fimmg, Snami, Smi e Cisl Medici, che introduce incentivi finanziari per chi opera in zone disagiate o disagiatissime da una parte, e “a carenza assistenziale prolungata” dall’altra. «L’intesa preliminare raggiunta alla fine del mese scorso si è consolidata in questi giorni, ora ci sarà un ultimo passaggio in Comitato Regionale e sarà vigente, e retroattivo, cioè i colleghi che lavorano nelle aree specificate dal testo percepiranno delle maggiorazioni a decorrere dallo scorso mese di gennaio», spiega Niccolò Biancalani presidente Fimmg Toscana. Prima di specificare gli incentivi, vediamo come sono state ridefinite le zone “a rischio”. La Toscana ha una mappa dal 2001, quindi riconosce già incentivi tra Isole e Appennini. «Con il nuovo accordo, le zone disagiatissime sono state circoscritte alle piccole isole come Capraia, Giglio ed altre. Poi le zone disagiate e parzialmente disagiate sono state individuate ampliando il novero dei criteri di definizione del disagio. Sono stati considerati la scarsità di popolazione e l’incidenza dei residenti anziani nonché indicatori importanti come la distanza del luogo dove il medico dovrebbe operare da Pronti Soccorso, o l’altitudine». Poi sono state definite le zone con prolungata carenza assistenziale: tutte quelle dove, indipendentemente dai fattori prima citati, il medico di famiglia manca da tanto tempo e non si riesce a trovare o comunque non è vicino a casa dell’assistito.
«La regione disporrà aiuti per tenere gli studi aperti più a lungo, premierà le aperture di più giorni o più ore alla settimana, con differente esborso a seconda se lo studio sia pubblico o privato». Chi apra lo studio in zone “a carenza assistenziale prolungata” avrà incentivi per tre anni, dopodiché saranno valutati gli effetti dello sforzo economico. Che è superiore al passato. Le risorse stanziate ammontano a 950 mila euro l'anno: 794 mila per le indennità per l’assistenza nelle zone disagiate, parzialmente disagiate e disagiatissime e 156 mila per l’assistenza nelle zone con prolungata carenza assistenziale. «Ai medici che lavorano in condizioni di disagio arriveranno da 3 mila a 6200 euro in più ogni anno, è chiaro che la platea dei destinatari di aiuti va tuttora bene individuata». Inoltre, l'accordo prevede che le Asl, attraverso il direttore di distretto, stipulino accordi con i Comuni per offrire ai medici disponibilità ambulatori, alloggi o anche mobilità tramite specifici accordi. In questo modo si dovrebbe abbattere il costo dei fattori produttivi e stimolare investimenti su specifiche situazioni di carenza o richieste dei residenti». Un esempio anche per altre regioni e per l’accordo nazionale. «Qui in Toscana c’è un numero proporzionale di carenze inferiore al resto d’Italia; dove ci sono, nei comuni periferici, si sta cercando di incentivare chi voglia entrare a far parte di un gruppo, attrezzarsi con collaboratore, infermiere, segreteria virtuale e di combattere le carenze anche con l’organizzazione», dice Biancalani. «In parallelo abbiamo iniziato a lavorare sull’Accordo integrativo regionale vero e proprio che considererà aggregazioni, altri incentivi e Case di comunità». In un contesto, si legge sui media attraverso dichiarazioni di Presidente ed Assessore alla Salute, dove almeno per i prossimi tre anni il numero di pensionamenti sarà superiore all’ingresso dei giovani medici usciti dal Corso di formazione triennale in Medicina generale.