Attualità
Povertà
24/05/2024

Oltre metà degli italiani in difficoltà a fine mese. Tre su 10 rinunciano anche a cure. Rapporto Eurispes

Oltre la metà della popolazione italiana non riesce ad arrivare a fine mese senza grandi difficoltà. Per far quadrare i conti, gli italiani sono costretti a rinunciare anche alle cure

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Oltre la metà della popolazione italiana non riesce ad arrivare a fine mese senza grandi difficoltà (57,4%). Per far quadrare i conti, gli italiani sono costretti a chiedere aiuto alla famiglia di origine (32,1%), oppure a ricorrere all'acquisto a rate (42,7%). Quasi tre italiani su 10 (il 28,3%) rinunciano anche a cure, interventi dentistici o controlli medici. È quanto emerge dalle indagini campionarie del Rapporto Italia 2024 dell'Eurispes. La maggior parte degli italiani (55,5%) ritiene che la situazione economica del Paese abbia subìto un peggioramento nel corso dell'ultimo anno, per il 18,6% la situazione è rimasta stabile, mentre solo un italiano su dieci (10%) ha indicato segnali di miglioramento. Guardando al futuro, i cittadini sono invece cauti: per il 33,2% la situazione economica italiana resterà stabile nei prossimi dodici mesi. I pessimisti, che attendono un peggioramento, sono il 31,6%, mentre il 10,8% prospetta un periodo di crescita economica.

Il rapporto fa riferimento anche all’aiuto psicologico. Circa 3 italiani su 10 (29,7%) hanno cercato il sostegno di uno psicologo. Il 10,3% ha seguito sedute di terapia online. Una percentuale più bassa ha sperimentato la terapia psichiatrica (7,6%), oppure ha partecipato a terapie psicologiche di gruppo (6,7%). Il 5,3% dei rispondenti ha indicato di aver frequentato centri di sostegno per le dipendenze. Sono soprattutto le donne, rispetto agli uomini emerge dal report a sperimentare in misura leggermente maggiore le diverse forme di supporto psicologico e terapeutico. Ad esempio, una percentuale maggiore di donne ha seguito sedute da uno psicologo, sia in forma tradizionale che online, corrispondenti rispettivamente al 31,7% (rispetto al 27,7% degli uomini) e all'11,6% (rispetto all'8,9% degli uomini) del campione; per la terapia psicologica di gruppo: 7,6% di donne contro il 5,7% degli uomini. Sono i ragazzi tra i 18 e i 24 anni di età sono i più colpiti per quanto riguarda il verificarsi di sbalzi d'umore (72,7%), sintomi depressivi (71%), crisi di panico (51,2%). Il report fotografa le difficoltà emotive degli italiani e i giovani sono i più fragili. Nel corso dell'ultimo anno si legge gli sbalzi d'umore hanno rappresentato uno stato emotivo condiviso dal 60% degli italiani, anche se con diverse intensità (qualche volta: 39,7%; spesso: 16,8%; sempre: 3,6%). Diffuse in egual modo l'insonnia (59%) e la sensazione di sentirsi depressi (58,9%). Emerge, dunque, che la salute mentale degli italiani dopo la pandemia di Covid è peggiorata. Nell'ultimo anno 1 italiano su 5 ha assunto farmaci come ansiolitici, antidepressivi, stabilizzatori dell'umore, antipsicotici, ansiolitici e tranquillanti, specie anziani e donne. Ai partecipanti alla rilevazione è stato chiesto se nel corso dell'ultimo anno avessero assunto farmaci come ansiolitici, antidepressivi, stabilizzatori dell'umore, antipsicotici. Il 19,8% (circa 1 su 5) degli interpellati ha assunto farmaci come ansiolitici, antidepressivi, stabilizzatori dell'umore, antipsicotici nel corso dell'ultimo anno, contro l'80,2% di chi non ne ha fatto uso. Sono soprattutto gli anziani (65 anni e oltre) a far registrare le percentuali più alte di assunzione (22,4%). Una maggiore incidenza di consumo di psicofarmaci è stata rilevata tra le donne (il 21,7% contro il 17,8% degli uomini), indica il report.

L'impatto dei 15,5 miliardi previsti dal Pnrr per la Missione Salute, per riformare entro il 2026 il Servizio sanitario nazionale con l'innovazione della telemedicina, il completamento del Fascicolo sanitario elettronico e la digitalizzazione dei processi per arrivare ad una sanità davvero digitale, "presenta ancora diverse sfide da affrontare. La prima riguarda la mancanza di competenze digitali all'interno delle organizzazioni sanitarie, che posiziona l'Italia al diciottesimo posto fra i 27 Stati membri dell'Ue (Desi, 2022)”, secondo il report. "La seconda sfida è l'adeguamento delle strutture e dei servizi sanitari ai nuovi modelli e standard previsti dal decreto ministeriale 77 del 2022, inclusa la definizione dei criteri di accesso, erogazione e remunerazione delle prestazioni di telemedicina prosegue il report. Un'ulteriore barriera è la 'digital illiteracy', poiché la telemedicina si è focalizzata principalmente sui dispositivi tecnologici e non sulla formazione del personale. Questo è ulteriormente aggravato dalla mancanza di una connettività veloce e uniforme su tutto il territorio nazionale". "Sono tre indica il rapporto i principali aspetti su cui il sistema sanitario nazionale necessita di essere riformato. Lunghe liste d'attesa e debolezze strutturali a livello territoriale: gli eccessivi tempi di attesa, come ha evidenziato il report dell'Aiop 2024, rappresentano uno degli elementi di maggiore iniquità nell'ambito del sistema sanitario; il fenomeno della migrazione sanitaria: nel 2021 ha raggiunto 4,24 miliardi, cifra nettamente superiore a quella del 2020 (3,33 miliardi); la carenza di personale e la mancanza di turnover: il 10% delle posizioni di medico di base rimane non occupato, situazione aggravata dal fatto che si prevede un significativo aumento dei pensionamenti. In questo senso, 20.000 medici di base andranno in pensione entro il 2031, lasciando posti vacanti che non saranno compensati dalla disponibilità di nuovi medici", conclude l'Eurispes.

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