Dalla prossima settimana il bollettino Covid dovrebbe andare in pensione o, meglio, non sarà più comunicato settimanalmente dal ministero della Salute ai media, ma pubblicato sul sito del dicastero dove è possibile consultare da tempo altri dati sul Sars-CoV-2. Lo apprende l'Adnkronos Salute. Il primo bollettino Covid in Italia è stato quello letto dall'allora direttore dell'Inmi Spallanzani Francesco Vaia, che dava notizie sulle condizioni della coppia cinese ricoverata in istituto e nelle settimane successive sui tanti assistiti dall'Irccs. Poi, con l'esplosione della pandemia, ogni giorno nel pomeriggio la Protezione civile Angelo Borrelli era allora a capo della struttura allestiva la conferenza stampa in cui venivano illustrati tutti i numeri del Covid in Italia, commentati dagli esperti.
"Ci sta, è una normalizzazione" che si inserisce nell'ambito della ripresa post-emergenza. "Non dimentichiamo, però, che in Italia c'è ancora gente in terapia intensiva e che una decina di persone a settimana ancora muore". Lo sottolinea all'Adnkronos Salute Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università Statale di Milano. "L'importante è che la raccolta dei dati prosegua, anzi è sperabile che venga incrementata", precisa l'esperto. Per Covid e non solo: "Lo stesso virus dell'influenza aviaria H5N1", con i timori alimentati dall'epidemia che circola tra i bovini da latte negli Usa, "dimostra l'esigenza di rafforzare tutti i sistemi di sorveglianza, sull'uomo e sugli animali", evidenzia Pregliasco. Smettere la comunicare il bollettino alla stampa "è più che altro un atto simbolico. È chiaro che ci debba essere un cambio di paradigma sul fronte della comunicazione, ma è fondamentale avverte il medico - che i dati siano trasparenti e disponibili".
Con il passare dei mesi e dell'entità dell'impatto sul Servizio sanitario nazionale, il bollettino è passato in carico al ministero della Salute, inizialmente con una conferenza settimanale con l'allora presidente dell'Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, in coppia con l'epidemiologo Gianni Rezza allora Dg Prevenzione del dicastero, che illustravano i corposi dati e rispondevano alle domande dei giornalisti. Negli ultimi 2 anni e l'attenuarsi del Covid, il bollettino è passato ad essere prima un report con un videomessaggio di Rezza, e infine una nota più asciutta diffusa alla stampa.