Continua a crescere la preoccupazione nel mondo per la diffusione dell'influenza aviaria, nel timore che possa trasformarsi in una minaccia concreta anche per l'uomo. L'ultima allerta arriva dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che ha espresso "enorme preoccupazione" per la crescente diffusione del ceppo H5N1 dell'influenza aviaria a nuove specie, compreso l'uomo. "Resta, penso, una grande preoccupazione", ha detto Jeremy Farrar, capo dell'agenzia sanitaria delle Nazioni Unite, in una conferenza stampa a Ginevra. Nei giorni scorsi, in una valutazione preliminare del rischio associato al patogeno, Oms, Fao e Woah avevano comunicato che "è stato rilevato nel latte e il suo possibile ruolo nella trasmissione è sotto indagine. In generale, l'Oms e la Fao consigliano vivamente alle persone di consumare latte pastorizzato e non crudo". Oggi, invece, la Food and Drug Administration, ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, ha rassicurato: i test aggiuntivi effettuati "non hanno rilevato alcun virus vivo e infettivo. Questi risultati riaffermano la nostra valutazione che l'approvvigionamento commerciale di latte è sicuro", spiega l'agenzia in un aggiornamento pubblicato sul proprio sito.
Intanto, sale il bilancio dell'epidemia: sabato il dipartimento dell'Agricoltura ha confermato la presenza del virus in una mandria di mucche da latte in Colorado. Con quest'ultimo aggiornamento, sale a 34 il numero di focolai e a nove quello degli Stati interessati. "Il rischio di influenza aviaria evolve insieme al virus e necessita di un monitoraggio in tempo reale. L'Organizzazione mondiale della sanità e i suoi partner chiedono ai Paesi di condividere rapidamente le informazioni per consentirlo". È l'appello lanciato dall'Oms, che insieme a Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) e Woah (Organizzazione mondiale della sanità animale) ha effettuato una valutazione preliminare del rischio associato al virus A(H5N1), protagonista di un'epidemia tra i bovini da latte negli Usa. "Esiste conferma della trasmissione" del virus dell'influenza aviaria H5N1 ad alta patogenicità "tra bovino e bovino e da bovino a pollame", secondo quando emerge "dal sequenziamento" virale. "Sono inoltre confermati casi di bovini da latte asintomatici", ma "con infezione da H5N1”, anche se "l'entità dei test non è chiara". Lo evidenzia lo scienziato americano Eric Topol, vicepresidente esecutivo Scripps Research, fondatore e direttore Scripps Research Translational Institute, in un’analisi sui risultati del vertice a porte chiuse organizzato nei giorni scorsi dal Dipartimento dell'Agricoltura (Usda), dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) e dalla Food and Drug Administration (Fda), per fare il punto sull'emergenza aviaria nelle mucche da latte negli Stati Uniti.
Oltreoceano i timori per il diffondersi del patogeno di origine aviaria negli allevamenti crescono, tanto che già si lavora a un “piano di preparazione nel caso in cui si verificasse una trasmissione umana" del virus, finora mai confermata. I funzionari federali, riporta Topol, "hanno spiegato che il Tamiflu*", il farmaco antivirale oseltamivir, "sarebbe efficace" per contrastare l'infezione nell’uomo “e che ne sono state accumulate scorte". Inoltre, "se necessario gli Usa potrebbero dirottare la produzione annuale di vaccini antinfluenzali per fabbricare vaccini anti-H5N1 su larga scala". Sono disponibili al momento "2 vaccini candidati contro l'H5N1 che si concordano bene con la sequenza attuale" del virus, e sfruttando la tecnologia dell'mRna "esiste la possibilità di aumentare la fornitura di vaccino" in caso di bisogno. Oggi "sembra molto improbabile" che si debba arrivare a tanto, ossia a dover fronteggiare un'epidemia di aviaria nell'uomo, "ma quanto più il virus H5N1 si diffonde incontrollato - avvertono gli esperti - tanto maggiori sono i serbatoi" in cui può proliferare "e le possibilità che si verifichino ulteriori mutazioni funzionali. Dunque, è meglio pianificare lo scenario peggiore". Al momento l'unico caso umano di infezione da H5N1 ad alta patogenicità documentato nell'ambito dell'epidemia fra i bovini è quello di un lavoratore del settore lattiero-caseario, che in Texas si è contagiato per contatto diretto con gli animali e ha presentato come unico sintomo una congiuntivite. Per contenere un'ulteriore diffusione dell'epidemia è stata emessa un'ordinanza federale che impone di effettuare test e segnalare i capi infetti. Quanto ai test di routine sui suini, 'osservati speciali' perché potrebbero rappresentare per il virus un ponte verso l'uomo, "finora sono risultati negativi".