Attualità
Influenza aviaria
24/04/2024

Influenza aviaria, confermata trasmissione nei bovini

Secondo i Cdc il rischio per la popolazione generale continua a rimanere basso. Tuttavia, l’ampia diffusione geografica dei virus sta creando ulteriori opportunità di essere esposti

aviaria

Il Dipartimento dell’Agricoltura americano (Usda) ha confermato che “la trasmissione da mucca a mucca del virus dell’aviaria è una possibilità” che sta contribuendo all’epidemia di aviaria nei ruminanti negli Stati Uniti, “anche se non è chiaro esattamente come il virus si stia muovendo”. Lo riferisce Veterinaria33 nell’articolo di apertura di oggi, sottolineando come gli allevatori e i veterinari statunitensi attendano conferme sulle modalità di trasmissione, per controllarne meglio la diffusione. Nell’ultimo mese, infatti, sono risultate positive mandrie da latte in otto Stati diversi e un lavoratore in Texas.

“Quelli di noi che hanno lavorato con l’influenza avaria per molto tempo hanno detto abbastanza rapidamente: ‘Sì, si muove da mucca a mucca’” ha dichiarato Jim Lowe, preside associato presso il College of Veterinary Medicine dell’Università dell’Illinois. “Non è possibile spiegare l’epidemiologia in nessun altro modo”.

Gli esperti ritengono che la fonte originaria del virus siano gli uccelli migratori selvatici. Ma l’Usda ha affermato che la sua indagine sulle infezioni delle mucche “include alcuni casi in cui la diffusione del virus è stata associata a movimenti di bestiame tra mandrie”. Ci sono anche prove che il virus si sia diffuso dagli allevamenti di bovini da latte “ai vicini allevamenti di pollame attraverso un percorso sconosciuto”.

Tra gli animali infettati negli allevamenti, ci sono stati anche dei gatti, come riferito dai Centers for Disease Control and Prevention, secondo cui il rischio per la popolazione generale continua a rimanere basso. Tuttavia, “l’ampia diffusione geografica dei virus dell’influenza aviaria A/H5N1 – si legge nei documenti diffusi – sta creando ulteriori opportunità per le persone di essere esposte a questi virus” e “pertanto, potrebbe esserci un aumento delle infezioni sporadiche nell’uomo derivanti da esposizioni di uccelli, bovini e altri animali”.

L’Usda ha affermato che le mucche diffondono il virus nel latte ad alte concentrazioni; tutto ciò che entra in contatto con il latte non pastorizzato può quindi diffondere la malattia. Secondo il Dipartimento, però, la trasmissione per via respiratoria non è una delle modalità principali di diffusione del virus nei bovini.

Nonostante l’incertezza sulla trasmissione, l’Usda non ha imposto quarantene per limitare il movimento del bestiame attorno ai caseifici con casi positivi, come invece è stato fatto per polli e tacchini attorno agli allevamenti di pollame infetti. I bovini infetti sembrano guarire dal virus, mentre l’influenza aviaria è solitamente letale per il pollame.

L’Usda ha dichiarato di aspettarsi che la riduzione al minimo dei movimenti di bestiame e il test di quelli che devono essere movimentati, insieme alle pratiche di sicurezza e pulizia nelle aziende agricole, dovrebbero evitare restrizioni normative.

I funzionari, inoltre, mentre il mese scorso hanno riferito che l’influenza aviaria aveva colpito principalmente le mucche più anziane, ora grazie all’analisi di dati aggiuntivi indicano che sono stati colpiti i bovini più giovani.

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