Dopo il Brasile, anche il Perù è alle prese con un'emergenza dengue. Proprio quando si avvicina l’estate e il turismo in America latina aumenta, il Paese è alle prese con un’estesa epidemia, senza precedenti. Se è vero che la malattia è endemica nell’area, e che l’incidenza è aumentata negli ultimi decenni, il 2024 è già da record. I casi registrati quest’anno hanno superato quelli notificati in tutto il 2023, con oltre 4,5 milioni di infezioni (i dati si riferiscono a tutte la regione americana, ma sono trainati da Brasile, Argentina, Paraguay e Perù, qui i dettagli). E la situazione, seppur con qualche segno di miglioramento, si appresta a rimanere critica per le settimane a venire. Dopo una campagna di disinfestazione su larga scala, nei giorni scorsi il Governo del Perù ha adottato un provvedimento che destina risorse aggiuntive (circa 15 milioni di euro) alle istituzioni locali per la gestione dell'emergenza. Mentre, al ministero della Salute si è insediata la task force di esperti incaricata, tra le altre cose, di redigere un piano di prevenzione e contrasto dell'infezione.
Dall'inizio dell'anno sono oltre 110 mila i contagi registrati in Perù, almeno 140 i decessi. Dopo il picco di nuovi casi settimanali registrato a fine marzo, al momento, la curva dei contagi è in leggera flessione. L'allerta, però, resta massima. Aumentano i decessi per febbre dengue anche in Argentina. Il numero di morti è salito a 197, dopo che 36 nuovi decessi sono stati confermati nell'ultima settimana, secondo i dati ufficiali diffusi domenica 14 aprile. Sono già 4,4 milioni i contagi registrati nei Paesi dell'America latina e dei Caraibi nelle prime 15 settimane dell'anno. Si tratta di un numero del 237% superiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Lo riferisce l'Organizzazione panamericana della Sanità (Ops). Se infatti in alcune aree del Brasile le infezioni stanno rallentando, la situazione in altre rimane critica. È il caso dell’Argentina, mediamente meno colpita del Brasile (che conta casi quasi venti volte superiori), ma interessata da un’ondata che aveva portato il ministro della salute a dichiarare lo stato di emergenza sanitaria alla fine dello scorso anno. Nei giorni scorsi proprio qui, da più parti, si sono susseguiti una serie di allarmi riguardo la mancanza di repellenti nel paese: introvabili e con prezzi schizzati alle stelle. E se mancano i repellenti viene meno uno dei capisaldi nella lotta alla dengue, malattia che, lo ricordiamo, si trasmette attraverso la puntura di zanzare infettate dal virus (di quattro tipi diversi).
La situazione in Italia, però, è sotto controllo. Dopo che l'Istituto superiore di sanità ha diffuso il primo bollettino dell'anno sulle arbovirosi, Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, torna a ripetere che l’unica via per scongiurare focolai autoctoni di Dengue è neutralizzare gli insetti che possono veicolare il contagio. "Finora, per fortuna, tutti i” 117 "casi di Dengue avvenuti in Italia" da inizio 2024 "sono importati. Ma ognuno di questi casi presenta un rischio: potrebbe essere punto da una zanzara tigre che potrebbe trasmettere poi per tutta la sua vita l'infezione ad altri individui". Lo sottolinea sui social Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. "Quando un caso" di Dengue "viene diagnosticato, tempestivamente vengono messe in atto delle disinfestazioni. Questo è giustissimo, ma potrebbe non essere sufficiente", avverte il virologo. "Il 50% dei pazienti infettivi è asintomatico - ricorda - per cui l'unico modo per stare tranquilli è non avere zanzare tigre". "Ribadisco che" per la Dengue "non esiste trasmissione da uomo a uomo, per cui questa malattia non si batte con il vaccino, ma combattendo le zanzare", insiste Burioni.
"Abbiamo eradicato la malaria in 4 anni nel 1946, eliminare il rischio Dengue nel 2024 - chiosa - è una scelta". “Nel 2024 abbiamo avuto 117 casi confermati di Dengue, di cui nessuno autoctono. Viste le temperature attuali, ogni nuovo caso può far esplodere focolai autoctoni. Occorre il massimo sforzo per controllare e rendere inoffensiva la fonte epidemica: le zanzare" infine, Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, lancia questo monito su X.