"L'elevato livello di incertezza sul Long Covid richiede ulteriori studi. Sono necessarie ulteriori ricerche sulla prevalenza e sui sintomi debilitanti, compreso il modo in cui questi influiscono sul mercato del lavoro, sulla forza lavoro sanitaria e sull'economia in generale. Solo allora potremo progettare le politiche e le pratiche giuste. I Paesi della regione europea non stanno monitorando e riportando i dati chiave in modo coerente, il che rende molto più difficile per i decisori politici affrontare i gap e i problemi dei nostri sistemi sanitari". È il monito lanciato da Hans Kluge, direttore regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'Europa.
"Il peso del Covid-19 e del Long Covid – ha osservato all'Adnkronos Salute in occasione della sua visita in Italia per il 20esimo anniversario dell’Ufficio Oms di Venezia - stanno esacerbando la pressione sui nostri sistemi sanitari sulla scia della pandemia. Ciò è in parte dovuto anche al fatto che gli operatori sanitari e sociali sono stati tra i più esposti alla malattia e, quindi, a rischio molto più elevato di Long Covid. Si stima che circa 36 milioni di persone nella regione europea dell'Oms possano aver sperimentato sintomi di Long Covid nei primi tre anni della pandemia, tra cui 1,4 milioni di persone in Italia. Nel frattempo, l'Europa è attualmente alle prese con una carenza di 2 milioni di operatori sanitari, triste eredità della pandemia e di anni di investimenti insufficienti. Nell'Ue si calcola che il Long Covid abbia ridotto l'offerta di lavoro di una quota pari a 663mila persone nel 2021 e fino a 1,1 milioni nel 2022".
Ecco l'impatto della sindrome post virus descritto da Kluge, secondo cui servono segnalazioni, sorveglianza e diagnostica migliori, nonché dati su ricoveri, mortalità e costi sanitari. "Altrimenti resteremo all’oscuro. L'Oms Europa - sottolinea - sta cercando di colmare il gap di conoscenze sull'impatto del Long Covid sul personale sanitario". Fra le attività che si stanno portando avanti, "stiamo supportando l’introduzione di raccomandazioni sulla gestione clinica, oltre che su trattamenti specifici e di supporto per chi convive con il Long Covid da tanto tempo. E stiamo diffondendo linee guida sulle migliori pratiche nella riabilitazione. Manteniamo stretti legami anche con i gruppi dei pazienti - elenca - L'Oms Europa sta attualmente finalizzando i risultati di un'indagine in 5 Paesi (Italia, Regno Unito, Polonia, Georgia e Armenia) per descrivere l'impatto di Covid e Long Covid sul personale della riabilitazione e formulare raccomandazioni per una futura risposta all'emergenza. I risultati - conclude il direttore - saranno presto resi pubblici".
"È giusto" il richiamo del direttore dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Europa, Hans Kluge sulla necessità di maggiori studi sul long Covid e sul monitoraggio degli esiti delle infezioni. "I sistemi di sorveglianza sono completamente saltati, sia quelli sulla malattia acuta ma soprattutto sulle forme di cronicizzazione", dice Walter Ricciardi, docente di Igiene all'Università Cattolica di Roma, commentando le parole di Kluge nella lunga intervista rilasciata all’Adnkronos Salute, che tocca molti temi, tra i quali la pandemia.
"È il solito meccanismo del 'panic' e 'neglect', la paura seguita dalla negazione, che caratterizza spesso la percezione delle popolazioni. Ci stiamo dimenticando quanto sia stato importante monitorare in pandemia. I Paesi che registrano i casi di long Covid - continua Ricciardi - ci dicono che si tratta di un problema che riguarda milioni di persone. Noi non abbiamo un quadro di questa realtà perché non monitoriamo, ma è presumibile che non ci siano molte differenze rispetto all'Inghilterra".
Altro tema di cui ha parlato Kluge è il ruolo di traino per l'economia dei sistemi sanitari efficienti. "Anche questo argomento - continua Ricciardi - non viene preso mai in considerazione. Guardiamo, per esempio, l'attuale sorpasso economico della Spagna sull'Italia: non è dovuto solo alle politiche economiche ma anche alla grande attenzione che quel Paese sta avendo per le politiche sanitarie. Paesi come la Spagna hanno capito il valore economico della salute e sembrano avviati a trarre buoni risultati. Non ci può essere una buona economia senza attenzione alla salute perché sia direttamente - per le spese per curare chi si ammala - sia indirettamente - per la riduzione della produzione - ha effetti decisivi", conclude.