Saranno aperti anche la domenica di Pasqua. Gli studi dei medici di famiglia privati di Dr Dropin, catena sanitaria privata norvegese, ricevono anche nei festivi, dalle 9 alle 17, e sempre nei feriali dalle 8 alle 20. Si comportano, cioè, come case di comunità dove non è previsto il solo servizio notturno. Questa medicina generale alternativa sbarca in Gran Bretagna, paese che ha il servizio sanitario più simile al nostro. Creando un canale privato non più solo gli specialisti, ma anche di medici di famiglia, quelli che sarebbero deputati ad introdurre l’utenza nel Servizio sanitario pubblico. Il gruppo creato da Daniel Sorli in Norvegia ha aperto una sede a Fulham (Londra) che offre per ora solo il medico di famiglia e il dermatologo, con appuntamento in giornata dopo la chiamata. Dal “general practitioner” (iscritto all’apposito registro), una visita di 15 minuti costa al paziente l’equivalente di 92 euro, ma scendono a 60 se è accordata online. Se si chiede mezz’ora la tariffa è 175 euro. Costa di più il dermatologo: intorno ai 280 euro la visita completa, poco più di 200 il controllo dei nei o dell’acne. Altri specialisti arriveranno. La visita termina in genere con una prescrizione e se le cose si fanno complicate con l’impegnativa per esami, che il Servizio sanitario non paga ma l’assicurazione sì. Il motivo per cui questa catena –che non è abilitata a consultare il fascicolo sanitario del paziente ma se lo crea con accurata anamnesi – sta registrando un obiettivo successo è la fatica a trovare medici di medicina generale a Londra e dintorni. Il costo della vita allontana i giovani General Practitioner dalla capitale. Del resto per loro l’Office of Health Economics registra un crollo del potere d’acquisto negli ultimi 10 anni pari al 25-30%. Senza contare la crescente influenza dei “medical associates”, figure non mediche, il cui costo è rimborsato in gran parte dal National Health Service e quindi ottimi sostituti del GP per la parte burocratica. Il problema è che i pazienti restano fedeli al medico. Secondo dati National Health Service (Nhs), almeno un paziente su 20 aspetta il GP da un mese in su per farsi visitare da lui, e solo a novembre 2023 nelle “practice” si contavano oltre 1,5 milioni di appuntamenti evasi dopo un minimo di 4 settimane dalla prenotazione. Ma se il medico opera nel “nascondimento” se ne cerca un altro. O meglio, lo si cerca a pagamento. Altri pazienti però cercano risposte rapide e da Dr Dropin le trovano il giorno stesso, anche a costo di pagare le medicine. Vediamo le condizioni di accesso a Dr Dropin, valide anche in Norvegia: il servizio è solo per i maggiorenni. Atteso che per le emergenze (forte dolore al petto, difficoltà respiratorie, traumi, emorragie) va contattato il 999 del servizio sanitario pubblico, esami diagnostici e prescrizioni di farmaci sono “private”, sono evadibili fuori dal National Health Service. In farmacia, il paziente paga a prezzo pieno (“and accordingly the cost of the medication will be set by the pharmacy which fulfils it”). Anche se in Norvegia copre un ventaglio di servizi molto ampio, dagli esami allergologici fino al follow up di menopausa, demenze, persino carcinoma ovarico, e ovviamente diabete e patologie croniche, Dr Dropin non fornisce ricette per patologie necessitanti un monitoraggio, barbiturici, steroidi anabolizzanti o farmaci soggetti ad abuso, nonché benzodiazepine ed ipnotici tipo zopiclone.
Anche in Italia c’è il mmg Privato. Il Centro Medico Santagostino con sede a Milano ma presente in più città offre la visita generica di guardia medica su “problemi di recente insorgenza, percepiti come urgenti ma che non richiedono l’accesso al pronto soccorso”. La visita è richiesta anche per il rilascio di ricette mediche (non SSN, ndr), certificati di malattia per periodi limitati (non è incluso il rinnovo), compilazioni di schede richieste dalle compagnie di assicurazione. A differenza che Oltremanica si parte da 40 euro. A Treviso è sorto il servizio privato “Centri prime cure” dove i cittadini senza medico di base si possono rivolgere al costo di 20 euro a visita. «Rispetto alla medicina generale, mi risulta che in questi centri manchi la possibilità di instaurare un rapporto duraturo tra medico e paziente, essendo il servizio coperto da più medici su più turni», riflette Ugo Tamborini Segretario Snami Milano. «Il medico di famiglia sulla cronicità ha un polso più completo, a meno di non rivolgersi anche al diabetologo, che i centri privati offrono a pagamento (ma attenzione, senza avere accesso al Fascicolo online)». In prospettiva per Tamborini i servizi privati «potrebbero decollare, complici due fattori: la fatica a sostituire i medici di famiglia che vanno in pensione (tra Milano e Lodi ora ci sono 460 zone carenti da colmare) e la possibilità di coprire le prestazioni di questi Centri con le assicurazioni dei fondi sanitari integrativi, previste nei contratti di molti lavoratori». I Centri di Dr Dropin originali, in Norvegia, sembrano peraltro disegnati sul modello delle case di comunità, offrono specialisti ed esami: in una Lombardia con pochi mmg– al punto che solo una su tre nuove Case di comunità ne dispone – si rischia che siano i medici dei centri privati a gestire direttamente le cure ai cittadini prendendole in carico dal Servizio sanitario, come oggi vengono presi in carico i servizi di Pronto soccorso negli ospedali? «In parte questo tipo di problema è stato affrontato da regioni e governo», dice Tamborini.
«La bozza di convenzione che si va a discutere prevede 6 ore del medico di famiglia in casa di comunità proprio per arginare con risorse del Ssn il numero crescente di pazienti che al pensionarsi del curante “storico” restano senza medico di riferimento. Per contare su un numero maggiore di medici convenzionati, si deve eliminare quella quota di burocrazia e compiti inutili, non clinici, che ingessa il servizio. Per fare un esempio, è da 40 anni che Snami chiede di eliminare la certificazione di malattia per i primi tre giorni. Molte note Aifa e piani terapeutici sono pleonastici. Se continuiamo a essere vista come professione poco appetibile, la concorrenza privata potrà crescere, agevolata dall’intervento delle assicurazioni private, che però coprono solo una parte dei lavoratori». Per Silvestro Scotti Segretario Nazionale Fimmg, privatizzare le cure primarie in Italia «favorirebbe un'assistenza a più velocità, e metterebbe a rischio la prevenzione, elemento essenziale in una visione della salute globale. E considerando che, nel giro di pochi anni i medici laureati saranno in Italia più del necessario, ci troveremmo di fronte ad un'offerta di prestazione a basso costo per le fasce meno abbienti insieme ad un impoverimento della classe medica».