La Francia è diventata ufficialmente il primo Paese al mondo a sancire esplicitamente il diritto all'aborto, all'interruzione volontaria di gravidanza, nella sua Costituzione. La modifica della carta fondamentale è stata approvata dalla schiacciante maggioranza dei membri del parlamento eccezionalmente riuniti in congresso a Versailles, con 780 voti a favore e 72 contrari. "Orgoglio francese, messaggio universale. Celebriamo insieme l'ingresso di una nuova libertà garantita nella Costituzione". Sono state le prime parole del presidente francese Emmanuel Macron, affidate a un post su X. Il ricorso all'aborto è già garantito nel diritto francese dalla legge Simone Veil, approvata nel 1975, ma inserendolo nella Costituzione rende più difficile una sua revoca da parte di governi contrari. La notizia della svolta francese ha attraversato l'Oceano finendo sotto i riflettori mediatici negli Usa. Attivisti e politici, infatti, sono stati trasparenti nel dire che questa è, soprattutto, una risposta a ciò che è accaduto negli Stati Uniti da quando la Corte Suprema ha rovesciato la sentenza Roe v. Wade, che garantiva il diritto all'aborto, stabilendo che questo diritto non ha statura costituzionale.
La ministra francese per l’uguaglianza di genere Aurore Bergé ha recentemente espresso la speranza che la misura adottata in Francia ispiri anche altri Paesi dell’Unione europea. Al momento le condizioni per l’accesso all’aborto cambiamo molto tra Paesi europei, alcuni lo hanno inasprito mentre altri lo hanno esteso. Si passa dal divieto quasi totale in Polonia o Malta, alla Spagna dove è prevista la possibilità per le 16enni di abortire senza bisogno del consenso dei genitori. "Il 4 marzo 2024 è ormai inciso nella grande storia dei diritti umani e dei diritti delle donne come un punto di svolta storico", ha dichiarato la senatrice Mélanie Vogel, una delle principali sostenitrici del disegno di legge. Il risultato è stato "anche una promessa per tutte le donne che lottano in tutto il mondo per il diritto all'autonomia sul proprio corpo, in Argentina, negli Stati Uniti, in Andorra, in Italia, in Ungheria, in Polonia", ha affermato la parlamentare Mathilde Panot, che aveva presentato il disegno di legge all'Assemblea nazionale. "Questo voto di oggi dice loro: la vostra lotta è nostra, questa vittoria è vostra".
È arrivato anche il commento all’approvazione da parte della Pontificia Accademia per lavita. "Proprio nell'epoca dei diritti umani universali, non può esserci un 'diritto' a sopprimere una vita umana", scrive in una nota. Ha ribadito che "l'aborto, che rimane un attentato alla vita fin dall'inizio, non può essere visto esclusivamente nella prospettiva dei diritti delle donne. Si rammarica che il dibattito avviato non abbia menzionato le misure di sostegno per coloro che vorrebbero tenere il proprio figlio". La Pontificia Accademia per la vita, si legge nella nota, "si rivolge a tutti i governi e a tutte le tradizioni religiose", invitandoli "a dare il meglio affinché in questa fase della storia la tutela della vita diventi una priorità assoluta, con passi concreti a favore della pace e della giustizia sociale, con misure effettive per un universale accesso alle risorse, all'educazione, alla salute. Le particolari situazioni di vita e i contesti difficili e drammatici del nostro tempo vanno affrontate con gli strumenti di una civiltà giuridica che guarda prima di tutto alla tutela dei più deboli e vulnerabili". La tutela della vita umana "è il primo obiettivo dell'umanità e può svilupparsi soltanto in un mondo privo di conflitti e lacerazioni, con una scienza, una tecnologia, un'industria a servizio della persona umana e della fraternità. Per la Chiesa cattolica 'la difesa della vita non è un'ideologia, è una realtà, una realtà umana che coinvolge tutti i cristiani, proprio perché cristiani e perché umani'. (...) 'Si tratta di agire sul piano culturale ed educativo per trasmettere alle generazioni future l'attitudine alla solidarietà, alla cura, all’accoglienza, ben sapendo che la cultura della vita non è patrimonio esclusivo dei cristiani, ma appartiene a tutti coloro che, adoperandosi per la costruzione di relazioni fraterne, riconoscono il valore proprio di ogni persona, anche quando è fragile e sofferente'", conclude la Pontificia Accademia per la vita, citando Papa Francesco.