Una significativa differenza nello sviluppo del microbioma nei bambini nati durante il lockdown rispetto ai loro coetanei. È quanto emerge dai risultati di una ricerca condotta dalla University of Medicine and Health Sciences del Royal College of Surgeons in Irland (Rcsi), insieme a Children's Health Ireland e Apc Microbiome Ireland, sulla salute intestinale dei neonati nati durante il periodo di isolamento imposto dalla pandemia, definiti “Figli del Lockdown”. Lo studio fornisce dati concreti sulle influenze positive del lockdown sulla salute intestinale dei neonati, con implicazioni rilevanti per i professionisti sanitari e la salute pubblica.
Lo studio, pubblicato su "Allergy", si è concentrato su 351 bambini nati nei primi tre mesi della pandemia, confrontando i risultati con coorti nate precedentemente all'emergenza sanitaria. La ricerca si è focalizzata sullo sviluppo del microbioma intestinale nei primi due anni di vita, utilizzando campioni fecali raccolti a 6, 12 e 24 mesi, oltre a test allergologici effettuati a 12 e 24 mesi.
I risultati mostrano una significativa differenza nello sviluppo del microbioma nei bambini nati durante il lockdown rispetto ai loro coetanei. Uno degli elementi chiave è l'osservazione di un microbioma più sano, attribuibile a un prolungato periodo di allattamento al seno e a una minore esposizione agli antibiotici durante il primo anno di vita.
L'analisi rivela che il 17% dei bambini nati durante la pandemia ha avuto bisogno di antibiotici nei primi 12 mesi di vita, una percentuale notevolmente inferiore rispetto a quelli nati in precedenza. Questo è attribuito a una ridotta esposizione ai contatti umani, che ha contribuito a proteggere i bambini dalle infezioni e ha portato a livelli più elevati di batteri benefici, come i bifidobatteri, nel loro microbioma intestinale.
Questo vantaggio sembra derivare da una combinazione di fattori, tra cui un prolungato periodo di allattamento al seno, che ha contribuito a trasmettere una ricca composizione di batteri benefici dalla madre al neonato. Inoltre, la ridotta esposizione a infezioni e di conseguenza la minore necessità di antibiotici nei primi mesi di vita hanno favorito la presenza di germi intestinali utili, come i bifidobatteri.
I risultati mostrano anche tassi inferiori al previsto di allergie alimentari nei "Figli del Lockdown" rispetto ai loro coetanei nati prima della pandemia. Questo potrebbe indicare una correlazione tra la ridotta esposizione agli antibiotici e un impatto positivo sulle malattie allergiche nei primi anni di vita.
Gli esperti ritengono che questa combinazione di fattori possa avere un impatto significativo sulla riduzione delle allergie, con tassi inferiori riscontrati nei bambini nati durante il lockdown, soprattutto riguardo alle sensibilità alimentari.
"Un risultato interessante - segnala l'immunologo Liam O'Mahony, co-autore senior dello studio - è che per la ridotta esposizione ai contatti umani con consequente protezione dalle infezioni, solo il 17% dei bimbi necessitava di un antibiotico entro il primo anno di vita. Ciò si associa a livelli più alti di germi intestinali buoni come i bifidobatteri".
Per l'altro co-autore senior, il pediatra Jonathan Hourihane, "i tassi di allergia più bassi tra i neonati in lockdown potrebbero evidenziare l'impatto dello stile di vita e dei fattori ambientali, come il consumo frequente di antibiotici, sull'aumento delle malattie allergiche" in condizioni di vita normali, extra-lockdwon. "Contiamo di riesaminare questi bambini quando avranno 5 anni - aggiunge - per capire se i cambiamenti osservati del microbioma intestinale avranno un effetto a lungo termine".