In un caso di studio pubblicato sulla rivista mBio, i ricercatori della University of Pittsburgh sono riusciti a tenere sotto controllo per un certo periodo un’infezione batterica ricorrente del sangue, causata da Enterococcus faecium resistente ai farmaci, utilizzando un virus batteriofago.
«I fagi possono essere così selettivi da prendere di mira solo un ceppo specifico di batteri e non infettare altri batteri né danneggiare le cellule umane. Sono abbondanti e possono essere trovati ovunque, anche nelle acque reflue provenienti dagli impianti di trattamento. I medici sono interessati alla terapia fagica quando tutto il resto fallisce nel combattere un’infezione batterica, ma poiché la terapia non è attualmente standardizzata o approvata dalla FDA, essa non è ampiamente disponibile» afferma Daria Van Tyne, autrice senior dello studio.
La paziente nel caso di studio era una donna di 57 anni con una storia medica complessa e una patologia autoimmune che richiedeva il trattamento con immunosoppressione. Durante il percorso medico della paziente, E. faecium resistente ai farmaci ha colonizzato l’intestino e si è diffuso nel sangue, causando infezioni ricorrenti che hanno richiesto ricoveri multipli e prolungati tra il 2013 e il 2020. Alla fine del 2020, dopo un ricovero durato un mese, i medici hanno stabilito che gli antibiotici non funzionavano più e hanno suggerito la terapia fagica. Una volta scoperto il fago che prendeva di mira il suo ceppo batterico lo hanno somministrato alla paziente insieme agli antibiotici. Entro 24 ore dalla ricezione della terapia fagica, l’infezione si è risolta, e la paziente è stata dimessa. A casa ha continuato la combinazione fago e antibiotico, e ha però sviluppato alcune infezioni di breve durata, che indicavano che i batteri stavano aggirando la terapia; quindi, i ricercatori hanno trovato un ulteriore fago che prendesse di mira i suoi batteri. Con l'aggiunta del nuovo fago, la paziente è rimasta libera da infezioni del sangue per quattro mesi. Tuttavia, poco più di sei mesi dopo l’inizio della terapia, l’infezione del sangue si è ripresentata, e la paziente è deceduta nel 2022. «I test di laboratorio hanno rivelato che il sistema immunitario della paziente si era probabilmente attivato in modo tale da impedire ai fagi di attaccare i batteri» concludono gli autori.
mBio 2024. Doi: 10.1128/mbio.03396-23
http://doi.org/10.1128/mbio.03396-23