Con 1500 pazienti, il massimale, magari in gran parte cronici, dovrò fare anche sei ore nel distretto o le faranno solo i nuovi convenzionati? Con le future intese, in base al nuovo accordo nazionale, le regioni potranno assumere medici di famiglia a dipendenza? E questi colleghi contribuiranno ad Inps o ad Enpam? Chi lavora in continuità assistenziale a 24 ore potrà aggiungere 14 ore settimanali o dovrà per forza aprire studio per prendere fino a mille scelte se lo richiedono le esigenze della popolazione del distretto? Sono tantissime le domande sui social all’indomani della firma dell’accordo nazionale dei medici di famiglia 2019-21. E gran parte riguardano il “ruolo unico”: come conciliare le scelte assistenza primaria e le ore in continuità assistenziale che verranno. Per la cronaca, con 38 ore a settimana il medico può mantenere fino a 400 assistiti, con 24 ore sono concessi tra 400 e 1000 assistiti, con 12 ore settimanali si sale a 1000-1200 assistiti e con 1200-1500 scelte si possono prendere fino a sei ore. Questo afferma l’articolo 38 sul conferimento degli incarichi. L’azienda adegua l’attività oraria entro i 3 mesi successivi al raggiungimento del limite numerico degli assistiti di ciascuna fascia ma sono ammesse eventuali deroghe in relazione alle situazioni locali. La sensazione è che, se per la parte economica l’intesa-ponte (che riguarda pure medici dei servizi, di emergenza sanitaria territoriale e dei penitenziari) offre un incremento atteso e cospicuo, la parte normativa va “messa a terra”. Inclusi i dettagli delle aggregazioni funzionali territoriali composte da soli Mmg che incroceranno le “multi-professionali” Unità complesse di assistenza primaria nella sede naturale della casa di comunità. E così, a fronte di una Fimmg e di un FMT che hanno firmato l’ipotesi di contratto anche per avviare il tavolo sull’accordo 2022-24 sui nuovi modelli di assistenza territoriale, lo Snami– secondo sindacato per numero di iscritti– comunica di non aver firmato. Troppo poco il tempo concesso per analizzare il testo.
«Di fatto –lamenta il Presidente Angelo Testa– non ci è stato permesso di discutere una bozza che ci veniva presentata per la prima volta e la maggioranza dei sindacati ha firmato seduta stante». Certo, «sono state recepite molte richieste che lo Snami porta avanti da tanto tempo: mi riferisco alla libera professione, alla tutela delle donne e dei fragili, alla possibilità per i medici in pensione di sostituire il mmg e alla gestione delle quote per gli extracomunitari. Ma resta motivo di insoddisfazione l’impostazione del ruolo unico come delineato dalla legge Balduzzi. Dal 2012 sosteniamo che questo istituto porterà difficoltà e modalità lavorative non appetibili per i giovani medici». Restano poi «aperte questioni che porteremo sul tavolo del prossimo Accordo nazionale con l’obiettivo di migliorare ulteriormente le condizioni previste dall’accordo di ieri».
C’è poi chi, tra i sindacati della sanità, avrebbe preferito un immediato passaggio a dipendenza. Per il coordinamento Fp-Cgil Medicina generale, nel testo non si vede «nessuna innovazione organizzativa né contrattuale, solo una parziale restituzione degli arretrati. Ancora una volta si svendono le tutele per un piatto di lenticchie. Aumenta al contrario da 1.000 a 1.200 il cosiddetto rapporto ottimale di assistiti da prendere in carico con la possibilità di estenderlo fino 1.890 per ogni medico e con la previsione per i colleghi in pensione di tornare al lavoro come sostituti. Queste operazioni servono solo a nascondere la smisurata carenza di professionisti». Per il sindacato confederale, l’accordo «appesantisce i carichi di lavoro, invece di migliorarne le condizioni. Si arriva addirittura a ribadire la responsabilità dei mmg negli accessi impropri nei Pronto soccorso dimenticando il vero problema delle liste di attesa per le prestazioni specialistiche». Fp Cgil segnala inoltre come si ignori il problema dei certificati Inail, «erogati da anni e mai contrattualizzati, così come la conciliazione dei tempi di vita-lavoro diventa argomento di eventuale tavolo tecnico».