
La prossima manovra finanziaria deve prevedere risorse per definanziare voci della busta paga ordinaria come l'indennità di specificità medica e sanitaria, e non le prestazioni aggiuntive. Lo affermano la richiesta dei sindacati
Anaao Assomed e
Cimo Fesmed, che stanno trattando con l'agenzia "stato-regionale" Aran il nuovo contratto della dirigenza sanitaria 2019-21. I due sindacati maggioritari apprezzano l'intenzione annunciata dal Governo di intervenire sulle retribuzioni dei medici con misure di defiscalizzazione. Ma, precisano, va detassato lo stipendio pagato dagli ospedali a fronte di ciò che il medico già fa, anziché la parte legata agli straordinari. In questa fase della trattativa, le principali organizzazioni sindacali dei medici e dei dirigenti sanitari avanzano unite. E lo slogan, in una fase pre-manovra in cui si evoca una flat tax sugli straordinari al 15% di tutti i sanitari, comparto e dirigenza, è duplice: "Prima di defiscalizzare il lavoro straordinario intervenire sull'ordinario" per "dare un riconoscimento a tutta la categoria". Anaao Assomed e Cimo Fesmed, che hanno rilasciato un comunicato congiunto, ritengono che per dare un vero riconoscimento a tutta la dirigenza sanitaria occorra defiscalizzare voci indennitarie che riguardano trasversalmente i dirigenti. Laddove il governo invece sembrerebbe mirare alla detassazione delle prestazioni aggiuntive. I due sindacati maggioritari vanno chiaramente in direzione opposta a quest'ultimo indirizzo e respingono "il principio secondo il quale, per ottenere un vantaggio fiscale, ai medici, già sfiancati da turni massacranti e in burnout, sia richiesto di lavorare oltre il proprio orario di lavoro".
Le sigle guidate da
Pierino Di Silverio (Anaao Assomed) e Guido Quici (Cimo Fesmed), ricordano che il lavoro straordinario tra l'altro "spesso non viene nemmeno pagato". Prima di parlare di defiscalizzarlo, "bisogna intervenire sul lavoro ordinario, schiacciato da una pressione fiscale pari al 43%, che rende sempre più appetibile per i professionisti lavorare a gettone, nelle strutture private o all'estero. La grave fuga di personale dagli ospedali è infatti causata, oltre che da condizioni di lavoro insostenibili, da stipendi ben lontani da quanto offerto dal mercato privato e da altri Paesi. Ed è evidente che gli aumenti del 3,78% previsti dal rinnovo del contratto nazionale, relativo al triennio 2019-21, non siano sufficienti a recuperare la perdita di potere d'acquisto registrata in questi anni, in cui l'inflazione ha raggiunto l'8,7%".Già lo scorso autunno, nel promuovere cinque priorità per il nuovo governo Meloni, Di Silverio poneva in primo piano la defiscalizzazione del salario accessorio, affiancata ad investimenti sul personale tratti dal Fondo sanitario nazionale, depenalizzazione dell'atto medico, riordino dell'emergenza-urgenza e riforma delle borse di specializzazione da trasformare in contratti di formazione-lavoro. Ad un anno di distanza, nelle stesse ore in cui 31 professioni legate alla salute in rappresentanza di 1,5 milioni di operatori venivano ricevute dal Presidente della Repubblica e chiedevano soluzioni urgenti per rispettare il diritto alla salute, chiede con Quici che "nella prossima Manovra il ruolo coperto da medici e dirigenti sanitari nella società sia ricordato e adeguatamente riconosciuto. È, questo, l'unico modo per evitare il collasso della sanità pubblica e garantire a tutti il diritto alla tutela della salute".