
L'Italia rischia di essere un paese che vede la ricerca andare avanti ma non è in grado di garantirne i frutti ai suoi cittadini-pazienti. L'allarme lo lancia
Nino Cartabellotta all' Evento sui Grandi ospedali organizzato da Koncept alla Facoltà di Economia dell'Università di Tor Vergata.
«C'è un gap enorme tra quello che la tecnologia e la ricerca hanno prodotto e la possibilità che tali innovazioni vengano rese accessibili in modo equo a tutti» spiega ilpresidente della Fondazione GIMBE. «Il Governo deve decidere in quale direzione andare. Non è possibile avere una delle spese pubbliche in sanità più basse d'Europa. Siamo ai primi posti per offerta pubblica solo sulla carta: di fatto metà degli italiani non accede ai livelli essenziali di assistenza. Con una spesa sanitaria pro capite che è metà di quella della Germania non ci potremo permettere le innovazioni farmacologiche e tecnologiche che la ricerca ha messo a disposizione dei pazienti. A questo punto meglio un sistema che decide di spostare in parte la spesa pubblica sulle strutture private in maniera strutturata piuttosto che la privatizzazione strisciante in corso».
L'Open Meeting romano ha coinvolto gli ospedali italiani di punta, molti inseriti nella classifica dei 250 migliori del mondo, per mettere insieme con le aziende sanitarie conoscenze e progetti, e trattare temi di massima attualità. Ad esempio, le strutture antiquate che aspettano gli stanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza per rivedere il parco macchine ed essere ristrutturate.
Antonio D'Amore, vicepresidente della Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso) e Dg Ospedale Cardarelli di Napoli, moderatore al tavolo su scenari e sicurezza, riferisce che il 30% degli ospedali italiani è stato costruito fra il 1941 e il 1970; il 20% dal 1901 al 1940; il 6% dal 1801 al 1900; il 10% prima del 1800. «Per combattere le infezioni ospedaliere abbiamo bisogno di ripensare gli spazi. Nella prima fase del Covid in poche ore reparti ordinari sono stati stravolti e modelli operativi sono stati rivisti. Ma gliospedali sono luoghi pieni di rischi (biologici, radiologici, chimici, fisici) eci sono colleghi che lavorano in strutture realizzate 800 anni fa, e devono conciliare competenze e protocolli del presente con mura e spazi pensati per essere illuminati con le candele». D'Amore ricorda anche come i fondi del piano straordinario per l'edilizia sanitaria istituito dalla finanziaria 1988 siano «tuttora in fase di erogazione».
Sul tema delle collaborazioni tra grandi centri ospedalieri ed università, in evidenza gli interventi dei rettori dei due atenei capitolini, la Sapienza e Tor Vergata. Per
Antonella Polimeni (Sapienza), la priorità è una formazione al passo con le innovazioni, dove la comunicazione agli studenti deve seguire nuove modalità formative e interattive.
Per
Nathan Levialdi Ghiron (Tor Vergata) «il collegamento tra università e ospedale mettendo in simbiosi aspetti assistenziali, di ricerca, clinici e didattici rappresenta un punto di forza per le attività di sperimentazione. La capacità di grandi ospedali ed atenei di sperimentare nuove soluzioni tecnologicamente avanzate è un valore da mettere a sistema e condividere con strutture più piccole che non avrebbero queste possibilità».
Altro tema,la customer's satisfaction:
Antonio Barretta, Dg dell'Azienda ospedaliero-universitaria Senese, a margine di una tavola rotonda dedicata parla del progetto della sua Aou che istituzionalizza il coinvolgimento dei pazienti e delle organizzazioni di volontariato nei percorsi di cura e nei processi di gestione e governo aziendali. Una delle priorità è ri-articolare l'accoglienza intorno alle esigenze della persona. «C'è un'accoglienza per il paziente, ma ci sono modelli da adottare anche per familiari, visitatori, caregiver, distinguendo anche tra adulti e bambini e differenziando tra accoglienza sanitaria, amministrativa, relazionale e multimediale». Importante anche il tema della comunicazione interna ed esterna dell'azienda che dev'essere etica, chiara, efficace, tempestiva e trasparente, anche in caso di situazioni di crisi, di emergenza o di urgenza.
In ulteriore tavolo tematico è stato approfondito il tema del gender gap: le lavoratrici SSN sono circa il 68% del personale ma guadagnano in media il 24% in meno rispetto ai colleghi uomini e solo il 25% è in posizioni apicali. Per
Monica Calamai Dg dell'Ausl di Ferrara e moderatrice del tavolo, altro indicatore di arretratezza è l'uso indiscriminato del part time: è utilizzato per il 32,4% delle donne italiane occupate contro solo l'8% degli uomini. Nel 2022 sono state presentate proposte al Ministero della Salute anti-gender gap: orari personalizzati, smart working, forme diversificate di part time, esonero da turni notturni e nei weekend per le lavoratrici madri e/o per chi si prende cura degli anziani, priorità d'impiego flessibile per i genitori con figli minori di 12 anni, incentivi al congedo di paternità, asilo aziendale a tariffe agevolate.
Nel meeting sono stati premiati gli "Ambasciatori della Sanità italiana" manager che "credono nel confronto e la collaborazione tra gli ospedali e nella condivisione delle conoscenze e delle migliori pratiche". Il riconoscimento è andato a
Marco Bosio, Dg Azienda ospedaliera Niguarda, Milano;
Riccardo Bui, Dg Humanitas Rozzano;
Giuseppe Dal Ben, Dg Aou Padova;
Marco Elefanti, Dg Irccs Gemelli Roma;
Chiara Gibertoni Dg Policlinico S. Orsola-Malpighi;
Giovanni La Valle, Dg Molinette Torino;
Massimo Lombardo, Dg Spedali Civili Brescia;
Cristina Marchesi, Dg Asl - IRCCS Reggio Emilia;
Mario Piccinini, Dg Ospedale Negrar Verona;
Armando Santoro, Direttore Humanitas Cancer Center Rozzano;
Maria Beatrice Stasi, Dg Asst Papa Giovanni XXIII, Bergamo;
Antonio Davide Barretta, Dg Aou Siena;
Paolo Bordon, Dg Ausl Bologna;
Silvia Briani, Dg Aou Pisana;
Monica Calamai, Dg Ausl Ferrara;
Antonio D'Amore Dg Ao Cardarelli, Napoli;
Antonio D'Urso, Dg Asl Toscana Sud Est;
Carlo Nicora, Dg Istituto Nazionale dei Tumori Milano;
Eva Colombo, Dg Asl Vercelli;
Alessandro Caltagirone, Commissario Straordinario Asp di Caltanissetta.