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26/05/2023

Corticosteroidi, automedicazione cresciuta in pandemia. Rilevato uso scorretto da parte dei pazienti

La richiesta in farmacia di corticosteroidi sistemici in automedicazione è passata dal 34,8% al 43,9% durante la pandemia, con maggiori rischi di abuso ed effetti collaterali. È quanto emerge dallo studio retrospettivo italiano che ha analizzato, con l'aiuto dei farmacisti, la richiesta di corticosteroidi senza prescrizione medica in Italia.

È stato sottoposto ai farmacisti territoriali un sondaggio che mirava a indagare l'abuso di corticosteroidi prima e durante la pandemia. Il questionario è stato compilato da 376 farmacisti italiani con diversa estrazione accademica, che hanno esercitato in aree urbane (73,4%) e rurali (26,4%). Secondo i farmacisti, la percentuale di pazienti che ha richiesto corticosteroidi sistemici senza prescrizione valida (senza ricetta oppure scaduta) si avvicinava al 34,8% prima della pandemia, frazione poi salita al 43,9% dopo l'inizio della pandemia. In particolare, oltre il 50% dei farmacisti ha dichiarato che i pazienti affetti da malattie delle vie aeree superiori o malattie ostruttive delle vie aeree, già utilizzatori di questi farmaci, richiedevano frequentemente corticosteroidi sistemici senza prescrizione valida.

Sebbene le vendite dei principali corticosteroidi orali fossero diminuite durante la pandemia, quelli utilizzati per il Covid erano aumentate. Osservando le vendite delle molecole specifiche, è stato visto l'aumento di desametasone (il corticosteroide sintetico indicato per il trattamento dei casi gravi di Covid), mentre quelle di prednisone e metilprednisolone è rimasto pressoché stabile.

I corticosteroidi sono efficaci nel trattamento di numerose condizioni di salute, ma il loro uso potrebbe dare effetti collaterali significativi su vari sistemi, tra cui quelli muscoloscheletrico, cardiovascolare, endocrinologico, oculare e neuropsichiatrico. Inoltre, cicli brevi (cioè meno di 30 giorni) di corticosteroidi sistemici aumentano il rischio di gravi effetti avversi come sepsi, tromboembolia venosa e fratture. Alcuni degli effetti avversi immediati degli steroidi (ad es. insulino-resistenza, ipertensione, perdita di densità minerale ossea) possono passare inosservati ai pazienti fino a quando non si sviluppano complicanze della terapia prolungata.

«Siamo preoccupati - rivelano gli studiosi - che la maggiore tendenza della popolazione generale all'automedicazione, insieme all'accesso limitato a una consulenza medica tempestiva a causa della pandemia di COVID-19, possa aver favorito l'uso improprio e l'abuso di corticosteroidi, in particolare a livello territoriale». Ed inoltre avendo probabilmente sperimentato gli effetti antinfiammatori positivi dei farmaci senza alcun apparente effetto collaterale, abbiano reso i pazienti inclini a perpetuare l'automedicazione con corticosteroidi anche in futuro.

Dai dati emersi, durante la pandemia gli utilizzatori di corticosteroidi si potevano dividere in due gruppi: chi ne abusava e chi li utilizzava per la prima volta. Per quanto riguarda il primo gruppo, la maggior parte degli "abusatori di corticosteroidi" erano consumatori cronici, suggerendo che chi aveva precedentemente beneficiato di questi farmaci avrebbe potuto continuare ad assumerli senza richiedere ulteriori consigli medici, sottovalutando così gli effetti negativi. Mentre è stato visto un aumento statisticamente significativo di chi li utilizzava "per la prima volta" richiedendoli senza una prescrizione appropriata. Questo dato potrebbe essere spiegato dal fatto che la difficoltà di accesso alle strutture e ai servizi sanitari durante la pandemia rendeva difficoltoso ottenere il parere specialistico e la prescrizione.

La tendenza l'automedicazione con i corticosteroidi è aumentata durante la pandemia probabilmente anche a causa di convinzioni errate, enfatizzate dai media, sull'uso inappropriato nel trattamento per il Covid. Tuttavia, gli steroidi hanno dimostrato di essere utili solo nei casi gravi e i farmacisti che hanno risposto al questionario stavano somministrando farmaci a pazienti ambulatoriali probabilmente senza malattia grave, a loro volta spinti dalla paura della gravità della malattia. Per questo è fondamentale sviluppare strategie condivise tra medici e farmacisti nella definizione di protocolli che guidino il paziente al fine di ridurre al minimo l'abuso di corticosteroidi come, ad esempio, attività di screening e servizi dedicati al paziente.

https://www.mdpi.com/2075-4426/13/5/833
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