
Dopo che il Tribunale dei ministri ha archiviato la posizione di Giuseppe Conte, Luciana Lamorgese, Lorenzo Guerini, Luigi Di Maio, Roberto Gualtieri e Alfonso Bonafede relativamente alla gestione del Covid, a fine al centro dell'indagine ora sono gli ex ministri della Salute Roberto Speranza, Beatrice Lorenzin e Giulia Grillo. La procura di Bergamo, infatti, ha trasmesso un fascicolo a Roma con una decina di indagati. I tre ex ministri - Speranza, Grillo e Lorenzin - sono ritenuti dalla procura di Bergamo "i responsabili dell'omessa istituzione/rinnovo del Comitato nazionale per la pandemia", individuati nei ministri della salutepro-tempore. È finito nello stralcio anche il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro, ma per lui l'ipotesi è di truffa in riferimento a erogazioni pubbliche, vicenda probabilmente legata ai tamponi. Nell'atto vengono indagati e indicati come "responsabili per i dati falsi comunicati a Oms e Commissione Europea attraverso appositi questionari" l'ex numero due dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) Ranieri Guerra e quattro 'tecnici' del ministero della Salute (Claudio D'Amario, Francesco Maraglino, Loredana Vellucci e MauroDionisio). Guerra deve rispondere anche del "mancato aggiornamento del piano pandemico e dell'omessa definizione dei piani di dettaglio". Con lui sono indagati per rifiuto in atti d'ufficio anche l'allora direttore generale della Prevenzione del Ministero della salute Giuseppe Ruocco e i direttori dell'ufficio 5 che si sono succeduti ossia Maria Grazia Pompa e Francesco Maraglino.
Già il "15 settembre 2017", quando ministro della Salute era Lorenzin, la Direzione generale prevenzione sanitaria del ministero aveva inviato una "nota" con la quale "si informava il ministro pro tempore della necessità di predisporre un nuovo piano nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale", aggiornando quello datato 2006. Lo si legge in un "appunto", agli atti dell'inchiesta di Bergamo, della stessa Direzione generale del ministero, firmato da Claudio D'Amario e trasmesso nell'agosto del 2018 al capo di gabinetto del nuovo ministro dell'epoca, Giulia Grillo. I pm bergamaschi, ascoltando Giulia Grillo nel marzo del 2021 come teste, le hanno chiesto conto proprio di quell'appunto del 2018. "Non ricordo il documento che mi mostrate (...) non ricordo che ci sia stato qualche dirigente che sia venuto fisicamente a rappresentarmi la necessità strategica di aggiornare" il piano pandemico. Lorenzin, dal canto suo, ha raccontato, ascoltata dai pm nello stesso periodo, che non fu "notiziata", quando divenne ministro, dagli uffici ministeriali sulla necessità di aggiornare il piano risalente al 2006. Glielo disse Ranieri Guerra, "solo alla fine del 2017", spiegandole che "stavano procedendo all'aggiornamento del piano". Quando "è scoppiata la pandemia da Covid-19", ha aggiunto, "io credevo che già ci fosse il nuovo piano pandemico".
Per quanto concerne la posizione di Conte, sono state decisioni dall'evidente 'carattere politico' quelle del Governo guidato da Conte i cui ritardi e le inefficienze nell'adozione delle misure organizzative e restrittive, necessarie a fronteggiare il Covid nella prima fase dell'emergenza, non hanno causato l'epidemia. È uno dei passaggi del provvedimento con cui oggi il Tribunale dei Ministri di Roma ha archiviato la posizione dell'ex premier e di gran parte del suo esecutivo, accusati di epidemia colposa, omicidio colposo plurimo, abuso d'ufficio, e finanche attentato contro la Costituzione e contro i diritti dei cittadini. Una serie di reati ipotizzati dopo la raffica di denunce arrivate da tutta Italia, a partire da tre anni fa esatti, da parte di familiari delle vittime riuniti in comitati, associazioni di consumatori e rappresentati di sigle sindacali e che oggi sono stati ritenuti insussistenti da un collegio di giudici appositamente chiamato a valutare i reati cosiddetti ministeriali. il Tribunale dei Ministri ha 'assolto', con una archiviazione, una serie di componenti dell'allora esecutivo: oltre a Conte e Speranza anche Lamorgese, Guerini, Di Maio, Gualtieri e Bonafede. Al di là del fatto che nel dibattito giurisprudenziale, "l'indirizzo prevalente" è che la condotta di epidemia colposa "non può che essere commissiva", nell'atto si sottolinea, tra l'altro, che "non è possibile ipotizzare e individuare violazione di regole cautelari generiche o specifiche nell'operato del Governo nel periodo preso in considerazione dalle denunce". Periodo in cui la valutazione "degli interessi in gioco non poteva che basarsi da un lato su dati epidemiologici incompleti, spesso non ancora sistematizzati e fatalmente imprecisi, e dall'altro su una percezione progressiva confusa e caotica delle ricadute negative soprattutto sul piano economico, delle misure restrittive adottate. In tale situazione non è neppure astrattamente ipotizzabile". Inoltre, è stato osservato, "è ragionevole ritenere che un lockdown anticipato non avrebbe avuto l'effetto di evitare l'epidemia, che non può quindi ritenersi provocata dai rappresentanti del Governo". Le cui scelte sono state ritenute di carattere politico e quindi da "sottrarre" alla valutazione della magistratura.