
Buone notizie per i 3 milioni di italiani con problemi renali cronici, che riguardano il 10% della popolazione mondiale, con nuove diagnosi in drammatico aumento. Da oggi è possibile contrastare la progressione della malattia renale cronica, grazie a un trattamento rivoluzionario finora approvato solo contro il diabete e l'insufficienza cardiaca. A rivelarlo è una ricerca internazionale, l'EMPA-KIDNEY, condotta dall'Università di Oxford, che vede coinvolto, tra gli altri, l'IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova come centro coordinatore per l'Italia, appena pubblicata sulla prestigiosa rivista The New England Journal of Medicine.
Lo studio EMPA-KIDNEY, con oltre 6.600 pazienti, il più ampio di nefroprotezione mai condotto ad oggi, dimostra che l'Empagliflozin, un farmaco antidiabetico il cui uso è stato esteso anche ai pazienti con problemi cardiovascolari, è sicuro, riduce del 28% la progressione della malattia renale cronica e la mortalità cardiovascolare, ad essa strettamente correlata. Lo studio clinico ha ricevuto lo stop anticipato per gli evidenti effetti positivi registrati dopo il trattamento. Questo rivoluzionario trattamento è destinato ad influenzare gli standard terapeutici per i prossimi 20 anni, ritardando la necessità di sottoporsi a dialisi e/o a trapianto del rene.
EMPA-KIDNEY è lo studio internazionale di nefroprotezione, ad oggi il più esteso al mondo, che ha coinvolto, oltre l'Italia, 7 paesi, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania, Malesia, Giappone e Cina. L'indagine ha valutato in 6.609 pazienti con problemi renali, con e senza il diabete, la sicurezza e l'efficacia del trattamento con empagliflozin. L'obiettivo primario dello studio era valutare se il farmaco rallentasse la progressione della malattia renale e riducesse il rischio di morte per cause renali o cardiovascolari.
Le glifozine sono una nuova classe di farmaci che agiscono con un meccanismo metabolico del tutto nuovo, inizialmente studiati e utilizzati come antidiabetici. "Questi farmaci-chiarisce
Roberto Pontremoli, direttore della Clinica di Medicina Interna 2 del Policlinico San Martino, professore ordinario di Medicina Interna dell'Università di Genova e coordinatore nazionale dello studio-bloccano il funzionamento di alcune proteine renali, chiamate cotrasportatori sodio-glucosio, fondamentali per il mantenimento dei livelli ottimali di glucosio nel sangue". "Fino ad oggi la strategia terapeutica per rallentare il peggioramento della malattia era tradizionalmente basata sul controllo e la correzione dei fattori di rischio renale e cardiovascolare, come la pressione o l'indice glicemico- continua Pontremoli-Questa strategia, tuttavia, si è dimostrata solo parzialmente efficace e la maggior parte dei pazienti manifesta un progressivo deterioramento nel tempo della funzione renale. Recentemente, dapprima nei pazienti con diabete tipo 2 e anche in pazienti con malattia renale cronica ma senza diabete, le glifozine hanno dimostrato una spiccata capacità di rallentare l'evoluzione della malattia".
"Questo studio è importante perché suggerisce la possibilità di estendere l'impiego dell'empagliflozin in pazienti con problemi renali cronici anche senza diabete-conclude Pontremoli- Inoltre, il trattamento è destinato ad influenzare significativamente gli standard terapeutici per i prossimi 10-20 anni. Potrà infatti migliorare la prognosi dei pazienti nefropatici, ritardando la necessità di sottoporsi a dialisi e/o a trapianto del rene ed evitando malattie cardiache associate a problemi renali".