"Le tre grandi emergenze del nostro tempo, guerra, pandemia e l'attuale crisi economica, hanno ulteriormente aggravato il fenomeno della denatalità, che adesso è diventata una priorità assoluta. I neonati non sono ancora al centro degli obiettivi del nostro Paese e continueranno a non esserlo se non si cambia rotta rapidamente, con politiche strutturali di sostegno alla famiglia e soprattutto ai giovani. L'assegno unico universale ha rappresentato un grande passo avanti, ma da solo non basta. La denatalità è una vera e propria emergenza sociale e come tale deve essere affrontata. Non può essere considerato un problema tra gli altri. Non è una questione meramente demografica ma sociale, economica e culturale." Così Luigi Orfeo, Presidente della SIN, alla vigila del XXVIII Congresso Nazionale a Firenze dal 26 al 29 ottobreIl presidente Orfeo incalza quindi: "Nel PNRR sono previste diverse misure per colmare i gap infrastrutturali e di servizi, ma i tempi saranno ancora lunghi. Abbiamo apprezzato molto l'istituzione di un Ministero dedicato espressamente alla natalità, dimostrazione di una presa di consapevolezza concreta del problema. Siamo pronti a confrontarci con la Ministra Eugenia Roccella e con il nuovo Ministro della Sanità Orazio Schillaci, per mettere a disposizione del Governo e del Paese le nostre conoscenze e competenze sul tema, per avviare un percorso proficuo che aiuti l'Italia a invertire la tendenza negativa sulle nascite, ma anche a migliorare l'assistenza".
Intanto le nascite continuano a diminuire - allertano i neonatologi - così come il numero di figli per donna, sceso nel 2021 a 1,24. In nessuna provincia d'Italia oggi si raggiungono i 2 figli per donna, anche se non è una novità. È dal 1975, infatti, che non si registra un tasso di fecondità superiore a 2 e, dato ancora più drammatico, mancano all'appello le madri 'potenziali', cioè quelle donne che in questi anni avrebbero fra i 25 e i 44 anni.