
La stratificazione del rischio a livello di popolazioni di pazienti, puntando soprattutto alla diagnosi precoce e sulla creazione di percorsi assistenziali integrati, nonché il miglioramento dell'aderenza alle terapie e l'educazione dei pazienti, sono alcune delle strategie che si possono mettere in campo, a livello clinico, per affiancare e migliorare l'attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza. A parlarne sono stati gli esperti intervenuti all'incontro 'Ipercolesterolemia e malattie cardiovascolari: innovazione, ricerca e digitalizzazione nella gestione delle cronicità. La missione 6 del PNRR e la sua applicabilità in ambito cardiometabolico" che si è svolto il 15 settembre.
"Quando si parla di gestione delle patologie croniche è ormai condiviso che l'organizzazione dei servizi debba puntare alla sanità di iniziativa, un modello di offerta che va incontro al paziente, non lo aspetta in ospedale", come ha osservato
Cristina Tamburini, Dirigente del Segretariato Generale del Ministero della Salute, spiegando l'importanza di agire per promuovere la salute, prima che la patologia si manifesti.
Si parla, in sostanza, di interventi di educazione sanitaria, partendo dal profilo epidemiologico delle popolazioni assistite. Sulla base di questo, poi, sviluppare diversi profili di offerta, "per passare al concetto di medicina di iniziativa e tutelare, così, l'intera comunità e non solo chi richiede, in modo attivo, un intervento", ha concluso l'esperta, evidenziando che in tutto il percorso è necessario ridare centralità alla persona.
Di educazione dei pazienti ha parlato anche
Massimo Mancone, del consiglio direttivo della Società Italiana Cardiologia, che, affrontando il discorso sulla consapevolezza della sindrome metabolica, ha sottolineato la scarsa conoscenza di questa sindrome da parte del paziente, nonostante sia molto diffusa, visto che colpisce, in Europa, quasi una persona su quattro. A differenza di eventi quali l'infarto, i cui sintomi sono ben noti tanto che l'intervento su questo evento si è anticipato di molto negli ultimi 10/15 anni, "la conoscenza sulla sindrome metabolica manca di informazione sulla popolazione generale", ha spiegato l'esperto, secondo il quale, anche in questo caso, "la diagnosi precoce aiuterebbe a intervenire a livello di cronicità, che è sicuramente meglio che avere a che fare con un paziente in acuzie".
Con l'aderenza alle terapie, invece, i benefici si vedrebbero, oltre che a livello clinico, anche a livello economico, come ha spiegato
Francesco Saverio Mennini, presidente della Società Italiana di Health Technology Assessment (SIHTA), che ha sottolineato come, dal punto di vista dei costi, "le patologie cardiovascolari si discostano dalla maggior parte delle altre malattie perché sono uno dei rari casi in cui i costi sanitari diretti superano quelli indiretti", soprattutto per i ricoveri.
Anche secondo Mennini, dunque, segnare dei percorsi e individuare le categorie di pazienti da trattare in modo più mirato, con un occhio ad appropriatezza e aderenza, aiuterebbe a migliorare l'assistenza. In aggiunta a questo, secondo l'esperto va considerato il fatto che, in Italia, "in alcune regioni c'è un accesso più rapido alle nuove terapie in altre no, e questo non dipende dal prezzo, ma dal modello organizzativo e dal percorso che fa il paziente, sui quali pesa il fatto di avere sistemi sanitari diversi per regione".