Professione medica
Telemedicina
19/06/2022

Telefarmacia, la chiave per monitorare dall'ospedale i pazienti in cura sul territorio. Ecco come

Il farmacista dell'ospedale, lo stesso che dispensa a cadenze periodiche il medicinale introvabile sotto casa, può avere un ruolo chiave nel semplificare al paziente la terapia e nel ridurgli gli spostamenti. La soluzione si chiama "telefarmacia": un collegamento da remoto con l'utenza, ma anche con professionisti sanitari e luminari, in cui il professionista può rispondere a quesiti, dare consigli, valutare la compliance in tandem con il medico di famiglia oltre che con l'ospedaliero. Le istituzioni dovrebbero accompagnare lo sviluppo di questa figura oltre che dello strumento.

Associazioni di pazienti e società scientifiche hanno elaborato un testo con richieste a beneficio dei Tavoli ministeriali. Il documento è stato redatto da un gruppo coordinato da Emanuela Omodeo Salè (IEO, Cardiologico Monzino) comprensivo di oncologi (Giordano Beretta, Humanitas Gavazzeni Bergamo, Sandro Pignata Istituto Tumori Napoli), farmacisti (Francesca Futura Bernardi AOU Vanvitelli, Marina Coppola IOV Padova, Alberto Costantini Asl Pescara), medici esperti di informatica come Francesco Gabbrielli (Centro di Telemedicina dell'Istituto superiore di Sanità), dirigenti regionali come Ugo Trama (Campania) e Maria Vitale di Cittadinanzattiva in rappresentanza dei cittadini. Di telefarmacia si è parlato ad un webinar Edra, ospiti Omodeo Salè, Gabbrielli, Vitale e Gianni Amunni DG Ispro-Istituto per la Prevenzione e lo Studio e per la Rete oncologica della Toscana. All'estero ci sono già percorsi di cura gestiti da remoto dai farmacisti. Negli ospedali Usa grazie a piattaforme audio-video il farmacista può validare la ricetta medica o verificare eventuali effetti avversi delle terapie. In Spagna, ai pazienti HiV, la terapia antiretrovirale è spedita a casa con la supervisione della farmacia ospedaliera. In pandemia molti pazienti italiani hanno beneficiato di servizi telematici gestiti da farmacisti. Non in tutti i casi il livello è stato efficace: il documento su "la nuova dimensione digitale della farmacia ospedaliera" chiede: software sovraregionali, capaci di interfacciarsi; app che rendano più facile collegarsi; norme per non bloccare i flussi dei dati clinici in nome di una sovradimensionata tutela della privacy; l'elenco per legge dei servizi da remoto con relative tariffe. Infine, servirebbero indicatori di efficacia dei processi e di qualità degli esiti degli interventi. Il farmacista dell'ospedale da parte sua dovrebbe affinare competenze farmacologiche, manageriali, tecnico-logistiche e comunicative.

Omodeo Salè sottolinea come per evitare servizi disomogenei in Italia ci sia bisogno un percorso unico, condiviso, replicabile, riconosciuto. «La telefarmacia è indispensabile in un momento di decentralizzazione delle cure per affrontare la mobilità dei pazienti e per offrire dialogo a distanza con personale qualificato. Il farmacista ospedaliero è chiamato ad un'evoluzione professionale per offrire ai pazienti percorsi clinici con interazioni, ricognizioni, aderenza alle terapie e consulenza. E deve conoscere le nuove tecnologie in sanità, saper raccogliere parametri a distanza, cardiologici e metabolici, a partire dalla pressione arteriosa. Contestualmente, il paziente va visto dal medico per un contatto diretto e per l'impostazione dell'iter terapeutico. Abbiamo aspettato troppo, prima si parte, prima si dà visibilità al paziente, e meglio è». Gabbrielli è convinto che, dopo anni di latenza, la telemedicina in Italia evolva troppo di corsa e vada governata. «Pandemia e PNRR hanno fatto da volano a moltissimi progetti ma la classe dirigente non era formata per lavorare in tale modalità e soffriamo di una carenza di competenze sul campo». Inoltre, «la telemedicina non si fa solo comprando apparecchiature ma investendo in tecnologie e sulla banda larga nei comuni dell'Appennino e delle Isole sprovvisti». "Caso particolare" della telemedicina, «la telefarmacia sarà vera soluzione se adottata in modo uniforme in Italia per medicinali prescritti dall'ospedale ma somministrabili sul territorio ed a domicilio». Amunni (Ispro) ricorda come dei 3,6 milioni di pazienti oncologici alcuni abbiano bisogni ad alta intensità sanitaria, altri istanze per lo più assistenziali, altri ancora problemi minimi. «Per molta oncologia serve una "territorializzazione". Sul territorio, la telemedicina può darci non solo lo psico-oncologo, o il supporto nutrizionale, ma anche il trattamento di pazienti in terapia orale. La telefarmacia può offrire dati su come il paziente si cura sul territorio ed interventi, in tal senso non è un surrogato ma una risorsa in più, con potenzialità per il servizio sanitario».

Per Vitale, il documento ha il ruolo di integrare ospedale e territorio: «Specie sui cronici, il digitale può garantire continuità nei passaggi di presa in carico dando sostanza al tema della prossimità sostenuto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Da remoto i farmacisti ospedalieri possono offrire informazioni, prevenzione e personalizzazione dei processi di cura mentre per chi ha una singola patologia possono favorire il collegamento tra territorio ed ospedale. Siamo disponibili a divulgare il documento tra le organizzazioni dei cittadini ed a farne un momento d'integrazione tra strutture». Trama estende quanto detto per il farmacista ospedaliero alla farmacia territoriale che potrebbe acquisire informazioni sulle terapie dei pazienti e renderle disponibili ai medici, cui spesso mancano. E ricorda come serva omogeneità lungo la Penisola nel trattare i pazienti cronici.
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