Sesti (Simi): per rilanciare Ssn serve rinnovamento tecnologico e ricambio generazionale
Rinnovamento tecnologico e investimento in capitale umano: questi i punti principali per rilanciare il Ssn e migliorare il percorso di cura, secondo Giorgio Sesti, Presidente della Società italiana di medicina interna (SIMI), Ordinario di Medicina Interna e Direttore UOC di Medicina Interna Azienda Ospedaliero Universitaria Sant'Andrea Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare Facoltà di Medicina e Psicologia- Sapienza Università di Roma.
A Sanità33, Sesti parla delle difficoltà che sta vivendo la sanità italiana, anche a seguito dei rallentamenti dovuti alla pandemia da Covid 19. «Abbiamo un ritardo su due aspetti fondamentali: il capitale di investimento e il capitale umano. Per molti anni la sanità purtroppo ha subito dei tagli profondi e quindi abbiamo delle strumentazioni che iniziano ad essere obsolete. Lo sviluppo tecnologico avanza in maniera impressionante e, quindi, le macchine che hanno 5 anni già apparentemente possono sembrare obsolete. C'è bisogno, dunque, di un grosso intervento strutturale», spiega il presidente della Simi.
Per quanto concerne il rinnovamento e ricambio generazionale, Sesti spiega: «Abbiamo avuto una quantità di tagli enormi soprattutto negli ospedali e adesso abbiamo un problema enorme di copertura delle attività». Da qui, la necessità «di investire in un ricambio generazionale anche perché stiamo vivendo un picco di pensionamenti nati dei baby boom della Seconda Guerra Mondiale. Il boom degli iscritti a medicina si è avuto esattamente negli anni in cui, adesso, i nostri colleghi stanno andando in pensione. Questo - sottolinea - sta depauperando il capitale umano e di esperienza, sta costringendo noi che lavoriamo in ospedale a dei turni massacranti». C'è infatti la «difficoltà di reperire personale soprattutto in alcune attività di frontiera e di emergenza urgenza», precisa. Per quanto riguarda l'organizzazione sanitaria, Sesti chiarisce: «Abbiamo un sistema in cui la gran parte delle attività viene demandata al pronto soccorso e, quindi, all'ospedalizzazione che ha dei costi molto elevati e dei limiti strutturali per poter avere ricettivi e per poter accogliere le esigenze della popolazione». È necessario avere, quindi, un filtro all'inizio, il presidente Simi parla ad esempio delle case della salute perché «impediscono il sovrafollamento del Pronto Soccorso e consentono, invece, di risolvere i casi più semplici senza affollare i pronto soccorsi». La seconda condizione critica che genera questo blocco nei pronto soccorso è legato «alle dimissioni» perché, sostiene l'esperto, «le strutture residenziali che spesso utilizziamo sono un tappo di bottiglia che non si riesce a stappare perché il territorio accoglie pochissimo. Per cui andrebbe fatto una seria politica, rapportata al numero di posti letto effettivi, per vedere anche quante uscite di malati 'difficili' o cronici possano trovare spazio in altri setting assistenziali».
C'è un ultimo aspetto che il presidente Simi solleva, quello della telemedicina, «sviluppata un po' in maniera casareccia e improvvisata durante la pandemia». «Oggi abbiamo grandi strumenti e grandi potenzialità informatiche, con tutti i sistemi di sicurezza dal rispetto della privacy, al rispetto la tracciabilità, al rispetto della sicurezza del dato clinico sensibile. È possibile adottare sistemi telemedicina che consentirebbero di ridurre l'affollamento le lunghe liste d'attesa per le visite ambulatoriali, per i casi soprattutto di malati che già sono stati visitati la prima volta e quindi non necessitano della visita, ma soprattutto parlo delle visite di controllo in cui basta vedere degli esami che sono stati prescritti. Questo - conclude Sesti - potrebbe sicuramente risolvere moltissimo il sovraffollamento e le lunghe liste d'attesa, con prenotazioni a un anno per una visita di controllo».
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