
Qual è stata la reale ed effettiva differenza fra ricoveri e mortalità fra le varie ondate della pandemia Covid-19? Questa è la domanda alla quale hanno provato a dare una risposta ricercatori italiani tra Milano e Careggi.
L'analisi ha preso in considerazione tutti i pazienti adulti Covid-19 ricoverati presso il Dipartimento di Malattie Infettive e terapia intensiva dell'ospedale Luigi Sacco di Milano tra il 21 febbraio 2020 (giorno in cui sono stati ricoverati i primi pazienti) e il 30 aprile 2021. In questo lasso di tempo sono state distinte 3 ondate: la prima dal 21 febbraio 2020 al 31 luglio 2020, la seconda da agosto 2020 a fine gennaio 2021 e la terza da febbraio 2021 ad aprile dello stesso anno.
Tra le varie ondate si sono notate differenze tra età e gravità della malattia. Mentre la prima ondata mostrava un'età media di ricoverati più giovane (60,8 anni), la seconda e la terza ondata avevano età medie più elevate (68,5 e 66,4 anni rispettivamente). Tuttavia, il tasso di ricoverati con più di 75 anni era più alto durante la seconda ondata, mentre durante la terza ondata il numero di ricoverati over75 è stato minore. Per i ricercatori questo potrebbe essere dovuto all'inizio della campagna vaccinale per gli anziani, iniziata a gennaio 2021.
Anche la gravità della malattia era diversa. Durante le prime due ondate il tasso di pazienti che necessitava di ventilazione meccanica superava il 20% mentre alla terza questo tasso era solo del 4,4%.
Questo è stato spiegato da fari fattori. Durante le varie ondate, gli ospedali si sono organizzati meglio e e si è progressivamente ridotta la gravita della malattia al momento del ricovero. Inoltre, l'uso dei farmaci è aumentato: le prescrizioni di remdesivir, eparina e steroidi sono salite progressivamente dal 15,7%, 36,5% e 11,6% durante la prima ondata al 25,8%, 92,4% e 89,9% durante la terza.
Il tasso di mortalità tra i pazienti ricoverati è stato inferiore durante la terza ondata epidemica rispetto alla prima e alla seconda ondata: rispettivamente 15,8%, 23,7% e 21,3%. Aggiustando per i fattori confondenti noti per età, sesso, comorbidità e gravità del Covid-19, è stato scoperto che quelli ricoverati in ospedale rispettivamente durante la seconda e terza ondata avevano un 25% e 42% in meno di rischio di morte rispetto a quelli ammessi durante la prima fase della pandemia. I pazienti che hanno ricevuto il maggior beneficio sono stati quelli di età compresa tra 46 e 60 anni e quelli che erano gravemente malati al momento del ricovero in ospedale, mentre la mortalità intraospedaliera tra i pazienti di età superiore a 75 anni è rimasta invariata per tutto il periodo di studio.
Ciò suggerisce che la storia naturale di Covid-19 nei pazienti anziani non è così influenzata dalle terapie a disposizione e sottolinea, ancora una volta, il ruolo fondamentale delle misure preventive e della vaccinazione in questa fascia di popolazione.
I ricercatori notano, infine, come le loro analisi si siano solo parzialmente sovrapposte con la campagna vaccinale. È, quindi, ancora importante continuare a monitorare i tassi di mortalità associati all'infezione da Sars-CoV-2 e l'impatto che le nuove varianti virali e la copertura vaccinale avranno sul rischio di ricovero e morte correlata alla Covid-19.
Fonte
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9000097/