
La sanità ucraina, già provata prima dell'invasione della Russia rischia ora di essere messa definitivamente in ginocchio.
Tarik Jasarevic, portavoce dell'Organizzazione Mondiale della Sanità trasferitosi temporaneamente da Ginevra a Leopoli, in un'intervista all'Ansa, cerca di fare un quadro "realistico" della situazione sanitaria in Ucraina a partire dai due anni di pandemia alle spalle.
«Piu dura questa guerra più il sistema sanitario subirà ulteriori deterioramenti», spiega Jasarevic, ribadendo che l'unica soluzione per interrompere la pericolosa spirale di emergenza sanitaria è la pace. «Veniamo da due anni di pandemia, le persone hanno rimandato i loro interventi, avevamo già una popolazione vulnerabile e un sistema sanitario arrivato al limite», spiega da un grande albergo di Leopoli, che dall'inizio della guerra fa da hub a diverse organizzazioni internazionali. Ed è in questa città - strategicamente vicina alla Polonia - che l'Oms ha stabilito il deposito dal quale attingere per inviare kit medici e assistenza di ogni tipo a Est del Paese. Per l'Oms, infatti, c'è un problema numero uno in questa guerra, quello dell'accesso ai luoghi.
«Stiamo usando ogni mezzo possibile. Aspettiamo che ci siano corridoi sicuri e una volta che li avremo ci uniremo alle altre agenzie Onu per portare forniture mediche ma non stiamo certo aspettando che ciò accada. Noi stiamo facendo e faremo tutto il possibile, assieme alle autorità locali, per muovere le nostre forniture» spiega Jasarevic. L'Oms sta monitorando la situazione ora dopo ora verificando, nella maniera più indipendente possibile, le notizie che giungono dalle zone sotto il controllo o assediate da russi. Non è facile così come non è facile tastare il terreno delle condizioni degli ospedali sotto la bandiera ucraina. In un rifugio, spiegano nell'organizzazione, teoricamente si può anche operare. Ma è una situazione di enorme precarietà. E poi c'è il problema del trasporto: portare verso Ovest malati cronici, persone che hanno bisogno di cure continue come chi è in dialisi è una sfida quasi impossibile.
C'è un altro fattore che l'agenzia Onu sta valutando con estrema attenzione, quello psicologico. In una guerra dove neppure gli ospedali sono sicuri è molto alta la possibilità che medici e infermieri abbiano scelto di fuggire. «Le condizioni di lavoro per il personale sanitario sono difficili», spiega Jasarevic ricordando ancora una volta il fattore Covid, zavorra globale per la tenuta psicologica del personale medico. Ma il fattore Covid riguarda anche i pazienti: il tasso di immunizzazione completa degli ucraini si aggira attorno al 35%.