
Ossigeno e insulina, forniture chirurgiche, anestetici e kit trasfusionali: sono questi i materiali e le attrezzature sanitarie che servono urgentemente in Ucraina per sostenere il sistema sanitario nazionale a fornire assistenza ai malati e ai feriti. Le scorte si stanno esaurendo, dichiara l'Oms, per questo l'organizzazione delle Nazioni Unite ha organizzato un nuovo invio di materiale sanitario in Ucraina con due ventilatori consegnati agli ospedali di Kiev e 14 tonnellate di kit traumatologici e medicinali essenziali per l'assistenza sanitaria di base consegnati a Leopoli. Gli articoli spediti includono anche generatori di ossigeno, generatori elettrici, defibrillatori, monitor, farmaci per anestesia, sali di reidratazione, garze e bende.
"I prossimi giorni e settimane vedranno un flusso costante di forniture mediche, come parte degli sforzi per garantire l'accesso delle persone ai farmaci essenziali e alle cure mediche", dichiara l'Oms che, insieme all' Unicef e al Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA), ha chiesto con forza la fine degli attacchi ai servizi sanitari ucraini ''una violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani". Tra il 24 febbraio e l'11 marzo 2022, l'Oms ha registrato un totale di 31 attacchi a ospedali e servizi di assistenza sanitaria sul territorio, con 12 morti e 34 feriti, di cui 8 feriti e 2 morti tra gli operatori sanitari.
A fare il punto sulla mobilitazione italiana per l'emergenza che sta vivendo l'Ucraina ed evidenziare la piena disponibilità degli oncologi medici italiani ad aiutare i pazienti in fuga in Italia è
Saverio Cinieri, presidente nazionale dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom).
«Le persone colpite da malattie come il cancro, ma non solo, sono fra le più vulnerabili in questo conflitto» che si sta consumando in Ucraina, ha detto Cinieri. «Penso anche ai dializzati, ai pazienti ematologici. In Italia la rete si è già attivata e c'è piena disponibilità a dare tutto il supporto da parte dell'associazione che presiedo e degli oncologi medici come stiamo in parte già facendo con le associazioni locali. Lo Stato si è attivato da subito, nel senso che nelle strutture sanitarie del Paese, compreso nel mio ospedale, sono arrivate le richieste per pazienti pediatrici, per terapia intensiva neonatale, centro ustioni, dialisi e oncologia. Noi ogni mattina diciamo se abbiamo posti letto liberi e questi posti vengono comunicati alla centrale regionale che li indica a sua volta alla Croce Rossa».
«Io ho già visto una paziente ucraina, una musicista in tournée in Italia che ha deciso al momento di fermarsi qui, doveva fare una terapia di prevenzione per il cancro al seno e ci siamo attivati per dargliela. So che c'è la piena disponibilità dello Stato e della classe medica italiana come degli oncologi medici italiani a trattare questi pazienti. C'è tutta una rete che si è attivata. Per i ricoveri c'è proprio un meccanismo che è stato attivato a livello statale», spiega all'Adnkronos Salute.
Il problema, prosegue, «sono tutti coloro che fanno terapie domiciliari, ambulatoriali, in day hospital: lì bisognerebbe cercare di capire come sveltire la burocrazia perché molti di questi pazienti ancora non hanno avuto modo di richiedere lo status di rifugiati, anche perché non sanno dove chiederlo, dipenderà da dove si ricongiungeranno le loro famiglie, se Polonia o Romania, piuttosto che Italia o Germania. Bisognerebbe forse anche qui attivare un qualcosa a livello nazionale, ma l'Italia ha 20 sistemi regionali e dobbiamo cercare di risolvere prima i problemi burocratici. In ogni caso noi ci siamo e siamo pronti e disponibili».