Europa e Mondo
15/02/2022

Test medicina, dal 2023 alt a concorsone. Ecco come cambierà il percorso universitario

Cambia volto l'accesso a Medicina e Odontoiatria. Dal 2023 parte - al posto del test odierno - un percorso che seleziona gli aspiranti camici bianchi a partire dalle scuole superiori; dal 4° anno di scuola saranno possibili corsi di preparazione pre-universitari online e in presenza gratuiti (Mooc), con simulatori online per autovalutarsi. Al termine dei corsi, anziché il concorsone da 60 mila "teste" sarà possibile tentare un ToLc Test che dà un punteggio con il quale, se elevato, si può accedere subito a Medicina coronando la propria "vocazione"; oppure si può ritentare. Ci si potrà migliorare, saranno possibili fino a due ToLc test l'anno. Lo ha spiegato il ministro dell'Università Cristina Messa, a valle delle decisioni di una commissione di docenti universitari insediata a novembre. Ieri il Parlamento ha votato il testo di una risoluzione che darà il via ad un decreto ministeriale. Tale decreto sancisce che il prossimo settembre vedremo per l'ultima volta il concorso nazionale da oltre 60 mila candidati. Ma già non vedremo più le domande di cultura generale. Saranno sostituite e ci saranno un po' meno quiz di ragionamento logico: ci sarà una parte dedicata al ragionamento numerico equilibrata da un'altra più attinente alle discipline umanistiche; seguirà una seconda parte disciplinare con domande di fisica, chimica, biologia e matematica. Dal 2023, invece, non ci sarà più il quizzone collettivo, anche se resta il numero programmato: i diplomati delle superiori - aspiranti medici od odontoiatri - avranno infatti già iniziato ad affrontare dal 4° anno un percorso individuale per sottoporsi poi al ToLc (TestOnLine CISIA) già usato per l'accesso ad altri corsi a numero chiuso, come ingegneria.

Già dal prossimo maggio, gli Atenei forniranno materiale online scaricabile gratis per le esercitazioni relative al test di settembre. E in estate dovrebbero partire dei corsi universitari di preparazione online gratuiti (Mooc), affiancando gli attuali percorsi di preparazione "esterni". Solo dieci anni fa per questi ultimi si parlava di volume d'affari di 500 milioni annui. I nuovi corsi esiteranno in prove di autovalutazione il cui risultato potrà restare allo studente (mentre i risultati dei Tolc, con quiz standardizzati e definiti da una commissione ad hoc, resteranno "agli atti"). La proposta nasce dopo l'ennesimo malcontento registrato tra gli aspiranti medici nell'ultimo concorsone da 76 mila presenze, con almeno tre domande sub iudice e relativi ricorsi. Da anni, del resto, erano in pista proposte per mitigare le conseguenze del numero programmato, una in particolare del Movimento 5 Stelle firmata dal medico Manuel Tuzi. Alla vigilia del voto della risoluzione in parlamento, Tuzi ha firmato una nota con Daniele Belotti (Lega), Rosa Maria Di Giorgi (PD), Valentina Aprea (FI), Simona Vietina (CI), Gabriele Toccafondi (IV) esprime soddisfazione: «Siamo riusciti ad ottenere un rapporto uno ad uno tra medici che entrano in ateneo e quelli che si laureano per specializzarsi o diventare di Medicina generale. L'obiettivo è fare in modo che non finisca più nessuno nell'imbuto formativo- 15 mila laureati fuori da ogni chance di carriera nel servizio sanitario- che la presente legislatura aveva ereditato dalla precedente». L'iniziale proposta M5S di riforma dell'accesso universitario costruiva dagli ultimi 3 anni delle superiori un tronco comune scientifico e si perfezionava dopo un anno di corso di laurea in medicina. «Il nostro Ddl era in origine alternativo all'attuale test di accesso e comportava la frequenza di un primo anno: al termine, raggiunti crediti in numero sufficiente, si accedeva ad un test di selezione. Chi ottenesse un punteggio superiore ad una certa soglia accedeva a Medicina, gli altri conservavano i crediti per iscriversi a facoltà compatibili: Odontoiatria, Farmacia, Biotecnologie, Chimica o Biologia. Di quella proposta è oggi ereditato il principio del percorso che parte dalla scuola superiore, consente di tentare il test già dal quarto anno e di poterlo ripetere fino a 2 volte l'anno seguendo criteri da concordare con gli atenei. I test sono di pari livello di difficoltà, e -tentando dall'inizio del percorso -ci sarà la possibilità di costruirsi un punteggio e di avvalersi di quello migliore ottenuto nei tentativi; si potranno evitare altri test se il candidato ritiene di aver raggiunto un punteggio ottimale». Altro grande obiettivo raggiunto è che l'accesso ai corsi «sarà a carico dello stato e non dei ragazzi». Peraltro, se lo sforzo complessivo di riforma riguarda il 2023, la risoluzione votata alla camera riguarda il test "collettivo" del prossimo settembre, l'ultimo di vecchio tipo. «Qui -spiega Tuzi -cambia l'impostazione, seguendo la nostra richiesta di abbassare il numero di quiz di cultura generale e logica che scendono dal 32 al 15% del totale; il nuovo test sarà più calibrato sui requisiti minimi per l'accesso al primo anno, in cui si frequentano le lezioni di chimica, fisica, biologia, biochimica e matematica. Poi cambia tutto».

Mauro Miserendino
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