La variante Omicron è ormai presente in 106 Paesi. Se la maggior parte dei casi identificati a novembre era legata ai viaggi, adesso la trasmissione locale con cluster associati è segnalata in diversi Paesi. Lo evidenzia l'Organizzazione mondiale della sanità, nell'aggiornamento epidemiologico settimanale. Nel Regno Unito e in Sud Africa, fra i più colpiti, i ricoveri continuano ad aumentare e, dato il rapido aumento dei casi, è possibile che i sistemi sanitari possano essere sopraffatti da questa nuova ondata, avverte l'Oms. «La variante Omicron apre una nuova fase, ma i vaccini restano lo strumento di difesa migliore dal virus», ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, durante la conferenza stampa di fine anno, ribadendo l'importanza della campagna. «Abbiamo somministrato 15,6 milioni di terze dosi e raggiunto 3/4 della popolazione, perciò invito tutti a continuare a vaccinarsi e fare la terza dose, questa è la priorità», ha aggiunto. Per contrastare gli effetti di Omicron «ci sono tre cose che dobbiamo fare con urgenza: proteggerci attraverso la vaccinazione, prevenire ulteriori infezioni» con le opportune misure anti-contagio «e preparare i sistemi sanitari per un'ondata di casi». E' la strategia delle '3P' indicata da Hans Kluge, direttore dell'Ufficio regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità per l'Europa, in una dichiarazione diffusa oggi per fare il punto sulla nuova variante di Sars-CoV-2. «Proteggere, prevenire e preparare», esorta entrando nel merito delle raccomandazioni. Numero uno: «E' fondamentale aumentare l'adesione alla vaccinazione, che si tratti di prima dose, di seconda o di dose aggiuntiva/richiamo, a partire dalle persone a rischio di Covid grave e dagli operatori sanitari. Dobbiamo proteggere i vulnerabili. E dobbiamo anche proteggere la nostra forza lavoro» in prima linea «per salvaguardare i sistemi sanitari. Se non sei vaccinato, vaccinati - è l'appello del numero uno di Oms Europa - Se hai avuto Covid in passato, vaccinati. Se ti viene offerto un booster, vaccinati». Ma se «la vaccinazione offre la migliore protezione contro malattie gravi e morte», deve andare «di pari passo con altre misure che tutti noi possiamo adottare per prevenire l'infezione - è il secondo invito di Kluge - Sappiamo tutti cosa significa: evitare spazi affollati, chiusi e ristretti; mantenere una distanza fisica dagli altri; lavarsi spesso le mani; indossare una mascherina; tossire o starnutire dentro un gomito piegato o un fazzoletto; aerare adeguatamente gli ambienti interni. In questo periodo dell'anno in cui ci sono molti incontri sociali» per le feste di Natale, «valuta il tuo rischio e il rischio per gli altri e dai la priorità agli eventi più importanti per te». Infine, terza raccomandazione, «i governi e le autorità devono preparare i sistemi sanitari a una nuova ondata», a gestire «un'impennata significativa di casi».
A finire in ospedale per aver contratto il virus sono sempre più soggetti non vaccinati. L'incremento dei non vaccinati nei reparti ordinari è del 16,7% mentre diminuiscono del 2% i vaccinati ricoverati. Tra loro raddoppiano anche i bambini, tutti non vaccinati: la percentuale di ricoveri pediatrici sale del 96% e tra i piccoli pazienti la metà ha genitori non vaccinati. È quanto emerge dal report degli ospedali sentinella di Fiaso. La rilevazione effettuata in data 21 dicembre riguarda in tutto 21 strutture sanitarie ospedaliere: il network Fiaso si è allargato includendo Apss Trento, Asl Area vasta SudEst Toscana, Aou Pisana, Asl Taranto e Ospedali Riuniti di Foggia. A queste si aggiungono i 4 ospedali pediatrici. La rilevazione nei 21 ospedali, un totale di 1.301 pazienti adulti, conferma il trend di crescita delle ospedalizzazioni pari al 7%, un dato simile anche se lievemente più basso rispetto a una settimana fa quando era stato registrato un aumento dell'8,5%. Netta la differenza di età fra vaccinati e non: i primi hanno in media 73 anni, i secondi 63 anni ovvero 10 anni in meno. Maggiori anche le comorbidità fra i vaccinati (73%), fra i non vaccinati, invece, il 50% dei ricoverati non soffriva di altre patologie. Nei reparti ordinari i pazienti non vaccinati ammontano al 53% ma nell'ultima settimana si è assistito all'aumento del 16,7% dei no vax contro una riduzione del 2% di vaccinati. Netta prevalenza di soggetti di sesso maschile fra i ricoverati, che è accentuata rispetto alla settimana scorsa ed è ancora più netta nelle terapie intensive. In una settimana la crescita nei reparti intensivi è stata del 5%. Nelle terapie intensive continuano ad essere estremamente diverse le proporzioni fra vaccinati e non: i no vax sono circa il 70% del totale dei pazienti in Rianimazione e sono più nettamente giovani. Anche iI range di età nei due gruppi è diverso: il più giovane no vax finito in terapia intensiva ha 21 anni, il più anziano 89, mentre fra i vaccinati il più piccolo ha 37 anni.