Attualità
22/12/2021

Innovazione in sanità, serve una rivoluzione culturale. Il nuovo libro di Gianluca Polifrone

Nel 2017 sono stati raccolti nel mondo più dati di salute che in tutto il 20° secolo; nel 2020 l'emergenza pandemica, sollecitando l'uso della telemedicina a domicilio, ha posto le basi per moltiplicare ancora la massa di dati prodotti dai servizi sanitari. Lenta o no nei suoi processi, l'Italia è protagonista di questa rivoluzione e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, oltre al fondo complementare nazionale e al fondo comunitario React-EU la stanno aiutando a realizzarla. Prende le mosse da tale scenario il libro di Gianluca Polifrone "Sanità digitale inizia la rivoluzione?" presentato alla Camera con il contributo del Ministro delle Regioni Maria Stella Gelmini e l'introduzione del Presidente dell'Agenzia del Farmaco AIFA Giorgio Palù.


Polifrone, esperto di temi informatici e autore dei libri "Sanità digitale - Prospettive e criticità" e "Sanità Digitale-La rivoluzione obbligata" (Edizioni LSWR), sottolinea che fino al 2019 il nostro paese ha sofferto un grave ritardo nell'informatizzare la sanità pubblica, «ora però c'è l'attenzione della politica, ci sono tempi da rispettare per l'uso dei fondi europei del PNRR (che per lo più sono prestiti, ndr)». Un ruolo chiave nella trasformazione lo ha il Fascicolo sanitario elettronico, documento "individuale" promosso dal Legislatore nel 2012 che dopo otto anni ha bisogno di essere gestito diversamente, valorizzando i dati in esso contenuti e rendendosi leggibile in tutti i sistemi sanitari regionali. «Un'evoluzione del FSE può portare ad un rapido snellimento dei processi gestionali», spiega Polifrone. «Si pensi al passaggio della raccolta dati che avviene ogni volta che un paziente fa il suo ingresso in un ospedale od in un pronto soccorso: si potrebbe saltare, utilizzando la carta d'identità elettronica e consultando grazie ad essa la scheda sanitaria individuale». Un tema ricorrente nel volume è che la rivoluzione digitale in sanità va guidata dallo Stato. Polifrone sottolinea che non c'è dicotomia tra stato e regioni: lo stesso distacco tra servizi sanitari di Nord e Sud c'era prima della riforma federalista del titolo V della Costituzione ed è inutile invocare dopo la pandemia un ri-accentramento dei poteri allo stato in sanità. «E' vero però che per anni lo stato ha poco considerato il suo ruolo nel coordinamento informatico che pure la Costituzione all'articolo 117 r) gli affida. In tema di diritto alla salute è importantissimo che tutte le regioni abbiano la stessa facilità nell'accedere e nell'utilizzare i dati sanitari dei pazienti, anche in vista dell'apertura delle frontiere comunitarie, la "Schengen Salute", per le cure sanitarie. Se restiamo fermi altri paesi UE allestiranno offerte sanitarie migliori e rischiamo un'emorragia di pazienti italiani verso l'estero». Gelmini sottolinea che la visione di Polifrone è condivisa nel governo. «La Corte Costituzionale ha chiarito che la lotta alla pandemia è di competenza statale e non delle regioni, di conseguenza lo stato sui punti vaccinali e sulla campagna anti-Covid ha assunto decisioni condivise; tra stato e regioni si va concretizzando un dialogo che dovrebbe favorire l'omogeneizzazione dei servizi sanitari specie in territori emarginati, come le isole e la montagna, dove il FSE è strumento su cui molto si punta. Nelle sperimentazioni concordate con il ministro della Transizione digitale abbiamo peraltro inserito il valore della competizione, tre regioni "evolute" fanno da traino ad altre tre. Insieme ai "progetti bandiera" dove ogni regione punta risorse su un aspetto da essa più sentito in sanità (chi le lifescience, chi la telemedicina, chi la medicina generale), si tratta di iniziative tese a sviluppare rapidamente sistemi condivisi ed efficaci».


Andrea Mandelli, vice presidente della Camera ed ospite dei lavori osserva che «il FSE con dentro il dossier farmaceutico è un modo concreto di essere al fianco del cittadino su un territorio per il quale la pandemia ha dimostrato la necessità di un urgente intervento sugli standard assistenziali e di un'accelerazione nel costruire reti di operatori». Mandelli invita a non sottovalutare la capacità degli anziani nel partecipare alla rivoluzione digitale, «sono stati loro i primi fruitori della telemedicina in tempo di Covid-19 e sono tra i primi utilizzatori della ricetta elettronica nelle farmacie territoriali». Anche Gelmini sottolinea il ruolo straordinario delle farmacie in pandemia ("anche per il tracciamento") e, in tema di telemedicina, ammonisce a non porre mai in secondo piano il contatto indispensabile con il medico, specie di medicina generale.

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