
Nessuna restrizione per i viaggi in Ue per chi è dotato di green pass, ma «dovrebbero essere scoraggiati quelli da e per le zone "rosso scuro"». È il commissario europeo alla Giustizia, Didier Reynders, ad illustrare le raccomandazione sui viaggi nell'Ue.
La Commissione Europea ha deciso di adattare la mappa del rischio epidemiologico che viene pubblicata ogni settimana dall'Ecdc, includendo nei criteri per la classificazione delle aree anche il tasso di vaccinazione contro il Covid-19, oltre al tasso di incidenza dei nuovi casi positivi al Sars-CoV-2 e a quello relativo alla positività nei test. La mappa serve principalmente come strumento di informazione, ma viene anche utilizzata come parametro per coordinare le misure di viaggio tra aree verdi, a circolazione del coronavirus particolarmente bassa, e aree rosso scuro, a circolazione virale particolarmente elevata. Per queste aree, sono previste deroghe dall'approccio generale raccomandato, basato sulla persona e sul possesso di un Green Pass valido, piuttosto che sulla provenienza del viaggiatore, come succede spesso.
Per chi viaggia dalle aree verdi, non dovrebbe essere applicata alcuna restrizione. I viaggi da e verso le zone rosso scuro, invece, dovrebbero essere «scoraggiati», alla luce dell'elevato numero di infezioni: le persone provenienti dalle aree bordeaux che non sono vaccinate o che non sono guarite dalla Covid-19 dovrebbero essere testate prima della partenza e messe in quarantena dopo l'arrivo, con regole speciali per i viaggiatori essenziali e i bambini. Esenzioni dalle restrizioni di viaggio dovrebbero essere previste per i lavoratori frontalieri, i bambini di età inferiore ai 12 anni e per i viaggiatori essenziali. La lista dei viaggiatori essenziali dovrebbe infine essere ridotta, per la Commissione, dato che molte categorie di viaggiatori incluse nella lista attuale hanno avuto nel frattempo l'opportunità di vaccinarsi.
«Raccomandiamo agli Stati membri un periodo di validità standard per il green pass di nove mesi dalla vaccinazione completa. Al di là dei nove mesi il certificato non dovrebbe più essere accettato a meno che non sia stata somministrato un richiamo», ha spiegato il commissario europeo alla Giustizia. Per evitare approcci divergenti, «la Commissione propone un periodo standard di accettazione di 9 mesi per i certificati di vaccinazione rilasciati dopo il completamento della serie di vaccinazioni primarie. Il periodo di 9 mesi tiene conto della guida del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) sulla somministrazione di dosi di richiamo a partire da 6 mesi e prevede un periodo aggiuntivo di 3 mesi per garantire che le campagne di vaccinazione nazionali possano adeguarsi e i cittadini possono accedere ai booster».