Lo SNAMI ha convocato il proprio Comitato per una valutazione complessiva delle riforme in discussione sulla medicina generale e delle possibili azioni sindacali, politiche e istituzionali da intraprendere. Lo comunica il sindacato in una nota diffusa l’8 maggio.
Secondo quanto riferito dallo SNAMI, al centro del confronto vi saranno le prospettive aperte dai provvedimenti attualmente in discussione, il futuro della convenzione, il ruolo dei medici di medicina generale nel Servizio sanitario nazionale, le condizioni di lavoro, la sostenibilità degli incarichi, la burocrazia e l’organizzazione della medicina territoriale.
“Abbiamo convocato il Comitato perché la fase che stiamo vivendo richiede lucidità, fermezza e responsabilità”, dichiara Angelo Testa, presidente nazionale SNAMI. “Non possiamo limitarci ad assistere a riforme che rischiano di cambiare profondamente la natura della medicina generale senza un confronto vero con chi ogni giorno tiene in piedi il territorio. Valuteremo tutte le azioni da intraprendere, nessuna esclusa”.
Nel comunicato il sindacato ribadisce che ogni intervento sulla medicina generale dovrebbe partire, secondo SNAMI, dalla valorizzazione dei medici di famiglia, dal rafforzamento della continuità assistenziale, dalla disponibilità di strumenti adeguati e dalla riduzione degli adempimenti burocratici.
“Lo abbiamo già dimostrato con i fatti”, prosegue Testa. “Mentre altri firmavano la Convenzione, noi stavamo scioperando. Non per spirito di contrapposizione, ma perché avevamo visto con largo anticipo le criticità di un impianto che non dava risposte sufficienti ai problemi reali della categoria”.
Tra le criticità richiamate dal sindacato figurano carichi di lavoro definiti “insostenibili”, carenza di medici, difficoltà organizzative, aggressioni e incertezza sul futuro professionale dei giovani medici.
Per SNAMI la medicina generale “non può essere considerata un capitolo tecnico da riscrivere nei tavoli istituzionali senza il pieno coinvolgimento della categoria”. Il sindacato chiede una riforma che parta “dai bisogni concreti dei territori, dalla tutela del rapporto fiduciario medico-paziente, dal riconoscimento del lavoro clinico e dalla salvaguardia dell’autonomia professionale”.
“Non accetteremo soluzioni calate dall’alto né modelli che scaricano sui medici responsabilità crescenti senza risorse, personale, tutele e strumenti”, conclude Testa.