
Dopo aver rischiato di far chiudere lo
sport italiano e internazionale, il coronavirus si abbatte tra i dilettanti. Non tanto per le sue conseguenze sulle gare (con alcune regioni che fermano le società con casi positivi avviandole alle relative penalizzazioni, ed altre di evidente diverso avviso), ma anche per le ripercussioni sugli atleti che lo hanno avuto. Il ritorno all'attività agonistica può essere molto lungo. Non tanto perché la malattia ha i suoi strascichi, ma perché c'è bisogno di una serie di esami per il rilascio della certificazione per l'attività agonistica in modo da escluderne alcune conseguenze. Però quegli esami hanno un costo, che nel mondo dei professionisti è sostenuto dai club, ma in quello delle piccole società dilettantistiche è spesso a carico dello sportivo.
A sollevare il tema è
Giovanni Capocasale, medico sportivo e team manager della Pallavolo Crotone, militante nel campionato femminile B2 di volley. Capocasale ha posto un "urgentissimo" quesito agli organi competenti e in particolare alla FIPAV, la federazione italiana del volley, il cui vademecum per il rilascio della certificazione medico sportiva agonistica 2021/22 agli atleti colpiti da Covid richiede numerosi accertamenti. Partendo dal presupposto che due conseguenze del Covid - la polmonite interstiziale con distress respiratorio acuto e la miocardite che genera aritmie - possono in teoria compromettere il futuro di ogni atleta contagiato, il testo, che raccoglie una serie di indicazioni della Federazione dei medici sportivi FMSI riunite in una circolare del Ministero della Salute di gennaio scorso, divide i pazienti in due categorie: chi ha avuto la malattia o sintomi ad essa riconducibili e chi non l'ha avuta; nel primo caso "A", suddivide questi atleti, abbiano più o meno di 18 anni, in pazienti A1 con sintomi lievi o comunque non ospedalizzati e non trattati con antibiotici o cortisonici od eparine, pazienti A2 con sintomi moderati (ricoverati o trattati con cortisone, eparine, antibiotici) e pazienti A3 gravi ricoverati con malattia severa o grave (saturazione <94%).
I pazienti lievi accanto al test da sforzo ora devono presentare un Ecg a riposo ed una valutazione della saturazione ante e post test da sforzo, un ecocardiogramma color doppler, una spirometria per misurare la capacità vitale forzata e il volume espiratorio nel primo secondo, flussi ventilatori intermedi e massima ventilazione volontaria, da eseguirsi da 30 giorni dopo la malattia in poi. I pazienti moderati devono aggiungere un holter sulle 24 ore inclusiva di seduta test da sforzo ed una sfilza di esami del sangue: emocromo completo, Alt/Ast, gammaGT, creatininemia, CPK isotipi, troponina, LDH, PT-PTT, IVR, elettroforesi, PCR, ferritina, esame urine completo. Questi esami sopra i 18 anni necessitano del pagamento dei ticket per singola prestazione sanitaria. Ad essi potrebbero aggiungersi esami di imaging polmonare, che si fanno probabili sui pazienti A3 con malattia grave e in quel caso andrebbero pure eseguiti durante test da sforzo.
«Considerati i costi dei ticket, siamo fra i 400 e i 1000 euro per atleta colpito da malattia e, siccome di rado le società possono farsene carico, questi costi vanno a gravare sugli atleti stessi. Alcuni rinunceranno ad avere la certificazione agonistica. Non solo per i costi ma anche per i tempi lunghi in cui le strutture consentiranno loro di avere gli esiti degli esami», riassume Capocasale. Il recente decreto legge sostegni stanzia dei milioni per coprire le prestazioni nei pazienti post-Covid, «ma a parte il fatto che fin qui ha dimenticato gli sportivi, deve essere ancora varato e intanto i campionati sono iniziati e le società hanno dovuto fare le loro scelte. Parliamo di uno sport dilettantistico, dove anche i campioni e le campionesse di A1, le
Paola Egonu e
Miriam Sylla che abbiamo visto trionfare agli Europei in Serbia, vivono di rimborsi spese, non di stipendi veri. Figurarsi realtà che per iscrivere una squadra under 18 regionale hanno costi fra 2 e 3mila euro per un anno: molte rinunciano a iscriversi. Ho chiesto agli organi preposti alla promozione dello Sport e della Salute di farsi intermediari verso Governo ed Asl affinché siano riconosciuti l'esenzione totale del ticket sanitario per le prestazioni del caso o in alternativa un ticket omnicomprensivo per la copertura di tutti gli esami contemplati dal protocollo inclusi quelli opportuni di approfondimento. Dalla Federazione Volley ho ottenuto una risposta un po' pilatesca: il problema è alla loro evidenza, ma la soluzione è fin qui un auspicio. Intanto, ci sono atleti che rinunciano all'attività perché i costi si sono fatti inattesi causa pregresso Covid, casi in cui si evita di denunciare di aver avuto la malattia (specie se non sono stati ospedalizzati), e si evidenzia una discriminazione tra sport come il calcio dove queste spese sono coperte, e "altri" dove non lo sono e si rischia di chiudere, con danni devastanti specie in realtà povere e difficili».
Mauro Miserendino