Professione medica
28/07/2021

Covid-19, Oms: forte rialzo di morti e nuovi contagi. Il 70% degli europei è vaccinato

L'Organizzazione mondiale della sanità segnala un forte rialzo dei decessi e dei contagi nel mondo. «Se queste tendenze continuano - ribadisce l'Oms nel suo bollettino - si prevede che nelle prossime 2 settimane il numero cumulativo di casi segnalati a livello globale» da inizio pandemia «potrebbe superare i 200 milioni». In questo momento siamo a quota 194 milioni. E negli ultimi 7 giorni, dal 19 al 25 luglio, il trend si è confermato ancora una volta in salita, segnala l'Oms: i casi settimanali sono stati oltre 3,8 milioni, l'8% in più rispetto alla settimana precedente. E questa settimana è aumentato notevolmente nel mondo il numero di decessi Covid segnalati: sono stati oltre 69mila, in salita del 21% rispetto alla settimana precedente. Sul fronte vaccini, il 70% degli europei è vaccinato con una dose, il 57% col richiamo. Ad annunciare il risultato è stata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha evidenziato come queste cifre collochino «l'Europa tra i leader mondiali».

Secondo l'organizzazione Our world in data (al 26 luglio), infatti l'Unione superava ad esempio sia il Regno Unito, col 54,93% di cittadini pienamente immunizzati, che gli Stati Uniti col 48,79%. In realtà, il target che l'Esecutivo comunitario aveva fissato, era il 70% degli adulti con la piena immunizzazione anti-Covid entro l'estate. Un traguardo, che nei mesi scorsi era stato anticipato a fine luglio, motivo per cui non sono mancate alcune polemiche di fronte al trionfalismo della dichiarazione della leader europea. Da Bruxelles hanno chiarito: «Sieri necessari sono stati distribuiti agli Stati membri», nelle scorse settimane. Come a indicare: se alcune campagne nazionali vanno più a rilento, la responsabilità non è di Bruxelles. A pesare in particolare è il caso della Bulgaria, con soltanto il 18,5% dei suoi cittadini ad aver ricevuto il primo shot, ed il 16,7% entrambe. E anche con la Romania e la Finlandia non va molto meglio, qui è rispettivamente il 30,1% ed il 36% ad essere pienamente immunizzato, secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie (Ecdc).
La commissaria alla Salute Stella Kyriakides è, però certa: «Le proiezioni indicano che la vaccinazione completa di almeno il 70% di europei avverrà entro la fine dell'estate». La diffusione della variante Delta del coronavirus SarsCov2 sta causando, però, un aumento dei casi di Covid nelle rsa e strutture di lungo degenza in diversi paesi europei. Ad incidere c'è sia un tasso di vaccinazione incompleto tra gli operatori sanitari che vi lavorano (si stima che oltre il 20% non sia ancora immunizzato), e probabilmente anche il fatto che negli anziani la protezione del vaccino può essere minore e di più breve durata. Lo segnala l'ultimo bollettino del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc). Una situazione che, secondo l'Ecdc, continuerà finché una vasta parte della popolazione generale non sarà vaccinata, a meno che non vengano adottate misure di tipo non farmacologico più stringenti. Gli alti livelli di trasmissione del virus nelle comunità aumentano infatti il rischio di focolai nelle Rsa e il rischio di infezione per le persone vulnerabili non vaccinate o parzialmente vaccinate. Senza contare, aggiunge l'Ecdc, che le persone ospiti di queste strutture possono avere una protezione minore e più breve sia per l'età, che per altre condizioni e malattie precedenti anche se i dati sull'efficacia diretta del vaccino in questa popolazione sono limitati per quel che riguarda la variante Delta. È necessario, secondo l'Ecdc, che si continuino a mantenere le misure per ridurre i contagi tra la popolazione generale, e adottarne altre più specifiche per gli ospiti delle Rsa, come assicurare la copertura vaccinale completa per loro e tutti coloro con cui entrano in contatto, identificare subito i primi casi per introdurre misure di controllo e prevenzione, considerando però anche i bisogni di salute mentale degli ospiti delle strutture.

In Italia, intanto, sebbene i casi di Covid continuino ad aumentare, per la prima volta, negli ultimi 3-4 giorni si osserva un rallentamento della velocità di crescita. Un primo segnale da monitorare, anche se è troppo presto per dire se si tratti di una reale inversione di tendenza della curva epidemica e, dunque, serve prudenza. I numeri giornalieri dell'epidemia, infatti, sono ancora in salita. Secondo il bollettino quotidiano del ministero della Salute, hanno raggiunto i 4.522 i nuovi positivi nelle ultime 24 ore, sono invece 24 le vittime in un giorno. Solo dieci giorni fa, lo scorso 17 luglio, i contagi nel Paese erano 54.674. Rispetto alla situazione italiana, spiega all'ANSA l'epidemiologo Cesare Cislaghi, già presidente dell'Associazione italiana di epidemiologia, «sicuramente da 3-4 giorni il modello di sviluppo dell'epidemia non è così accelerato come lo era all'inizio. L'indicatore di replicazione diagnostica, che e' un indicatore che io considero, era sempre cresciuto nell'ultimo periodo di giorno in giorno ma ora sembra essersi arrestato. Tale indicatore, che misura in pratica la crescita della crescita, era arrivato al valore di circa 2.3 mentre adesso è sceso ad un valore pari a circa 2». Quindi, sottolinea, «negli ultimi giorni possiamo dire che la crescita dei casi c'è sempre, ma si sta ora osservando un rallentamento, cioè una crescita meno veloce. Dire però adesso che questa possa essere una tendenza di medio-lungo periodo o possa indicare una inversione del trend è prematuro e bisognerà almeno aspettare la fine della settimana». Quanto ai motivi del rallentamento della crescita dei casi, ciò secondo Cislaghi può essere legato anche alle vaccinazioni, ma «non è questo il motivo primario». L'ipotesi, rileva, «è che l'ultima ondata di casi nel nostro Paese possa essere stata provocata dalle riaperture di metà giugno di attività ludiche e aggregativo-sportive che hanno fatto seguito alla fine delle scuole». Tuttavia, avverte il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, in ogni caso «avremo una quarta ondata di casi, prevalentemente nei non vaccinati, ma a parità del numero di contagi non avremo lo stesso numero di morti e di ricoveri di gennaio».
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