Covid, Rappuoli: ottimi risultati con anticorpo monoclonale italiano. Al via sperimentazione fase 2 e 3
Nella lotta al Covid-19 in appoggio ai vaccini, gli anticorpi monoclonali potrebbero rappresentare il futuro della cura del virus, soprattutto contro le varianti. Ne parla a Doctor 33 Rino Rappuoli, coordinatore scientifico del Mad Lab della Fondazione Toscana Life Sciences e anche direttore scientifico della divisione vaccini di Gsk, che sta lavorando al primo anticorpo monoclonale italiano. «Circa un anno fa, quando è scoppiata la pandemia, eravamo coscienti che oltre ai vaccini, per la prevenzione, ci sarebbe stato bisogno anche di terapie e sapevamo che gli anticorpi monoclonali fossero il farmaco più veloce da sviluppare contro una malattia infettiva», racconta Rappuoli. E così è nato un progetto tra il laboratorio vAMRes (vaccines as a remedy against Anti-Microbial Resistance) guidato da Rappuoli presso la Fondazione Toscana Life Sciences (Tls) e l'Ospedale Spallanzani Inmi, con l'intento di utilizzare gli anticorpi monoclonali a scopo profilattico/terapeutico e come esca molecolare per la ricerca di antigeni per lo sviluppo di vaccini per Covid-19.
Dopo aver scelto «il migliore dei migliori anticorpi», è iniziato lo sviluppo industriale a giugno dell'anno scorso. «Abbiamo fatto la fase 1 nell'uomo che è finita un mese fa, con risultati bellissimi, la scorsa settimana siamo partiti con la sperimentazione di fase 2 e 3 che dovrebbe dare i dati per poter mettere questo farmaco a disposizione». Rispetto agli altri anticorpi monoclonali già approvati in Italia, ci sono delle differenze: «Alcuni di loro non coprono le varianti che sono emerse, mentre il nostro copre tutto: variante brasiliana, sudafricana e inglese. L'altro problema è che tutti gli altri farmaci hanno bisogno di grosse quantità, sono molto costosi e si usano soprattutto in pazienti ad altissimo rischio. Sono, quindi, farmaci da élite e alto costo», spiega il ricercatore. Quello italiano, invece, è un farmaco che Rappuoli definisce «democratico» perché è per l'uso di tutti quelli che risultano positivi al tampone, per farli guarire presto, non fargli avere la malattia grave e farli tornare velocemente a una vita normale». Il prezzo, quindi, sarà «inferiore», rispetto agli altri monoclonali già in commercio perché «il nostro corpo è molto più potente degli altri e quindi può essere somministrato in quantità più basse», spiega il ricercatore. Oltre a questo, «ha un grande vantaggio rispetto agli altri: viene dato per iniezione, tutti gli altri vengono dati per infusione endovenosa, quindi, hanno bisogno di un trasporto in ospedale o in una clinica specializzata, avere tutto il tempo richiesto per un'infusione endovenosa. Il nostro, invece, dovrebbe essere un farmaco che può essere usato in qualsiasi posto perché è richiesta solo una banale iniezione».
Ocse segnala aumento malattie croniche e impatto su mortalità e sistemi sanitari. Ridurre i fattori di rischio ha effetti maggiori rispetto al solo miglioramento delle cure
L’Oms segnala 34 milioni di persone bisognose di assistenza in Sudan nel 2026, con sistema sanitario compromesso, epidemie diffuse e accesso alle cure ridotto
Resta aggiornato con noi!
La tua risorsa per news mediche, riferimenti clinici e formazione.
Eurosets presenta Landing Advance, un sistema completo e intuitivo che apre nuove frontiere nel campo del monitoraggio multiparametrico in cardiochirurgia...
Gli algoritmi relativi alla medicina di emergenza rappresentano una risorsa fondamentale per i professionisti sanitari che, ciascuno nel proprio ambito...
L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei Big Data nel settore sanitario è innegabile. L’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci, la...