È l’allarme lanciato dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, sull’epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo e che registra già casi anche in Uganda. Secondo i dati diffusi dall’Oms durante un briefing con le autorità africane, nella Repubblica Democratica del Congo sono stati confermati 101 casi e 10 decessi, ma il bilancio reale sarebbe molto più ampio: oltre 900 casi sospetti e 220 morti sospette. In Uganda, invece, si contano 5 casi confermati e un decesso. L’Oms ha già innalzato il livello di rischio nella Repubblica Democratica del Congo da “alto” a “molto alto”, mantenendo invece “alto” il rischio regionale e “basso” quello globale.
Tedros ha annunciato che si recherà personalmente nel Paese insieme a Chikwe Ihekweazu, direttore esecutivo del Programma per le emergenze sanitarie dell’Oms, invitando i Paesi confinanti ad adottare “misure immediate” per contenere la diffusione del virus. L’epidemia è stata dichiarata il 17 maggio “emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale” (Pheic). Tra le misure già adottate, l’Uganda ha annullato la tradizionale commemorazione della Giornata dei Martiri, evento religioso che richiama fino a 2 milioni di persone, nel tentativo di limitare i contagi. A rendere particolarmente complessa la gestione del focolaio, ha spiegato Tedros, sono diversi fattori. Innanzitutto il ritardo nell’identificazione dei primi casi, che ha consentito al virus di diffondersi rapidamente. Inoltre, le province congolesi di Ituri e Nord Kivu sono interessate da violenze e combattimenti che negli ultimi mesi hanno provocato oltre 100mila sfollati. Proprio in queste aree, nell’ultima settimana, si sono verificati due attacchi contro strutture sanitarie. Un ulteriore elemento critico è rappresentato dal fatto che il focolaio è sostenuto dal virus Ebola Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini o terapie approvate. Finora, infatti, si erano registrati soltanto due precedenti focolai di questo ceppo: in Uganda nel 2007 e nella Repubblica Democratica del Congo nel 2012.
L’Oms sta lavorando con l’Africa CDC e altri partner internazionali per accelerare la ricerca di contromisure. Tra le opzioni in valutazione ci sono due anticorpi monoclonali candidati per studi clinici e l’antivirale obeldesivir, che potrebbe essere impiegato come profilassi post-esposizione nelle persone ad alto rischio di contagio. Sul terreno, l’Oms supporta le autorità sanitarie locali nelle attività di tracciamento dei contatti, gestione clinica dei pazienti, rafforzamento dei laboratori, prevenzione delle infezioni e coinvolgimento delle comunità. L’agenzia delle Nazioni Unite ha inoltre stanziato 3,9 milioni di dollari dal proprio Fondo di contingenza per le emergenze. “La situazione peggiorerà prima di migliorare”, ha avvertito Tedros, ribadendo però che il virus può essere fermato: “Abbiamo arrestato tutte le precedenti epidemie di Ebola e fermeremo anche questa”.