Professione medica
30/04/2021

Covid-19, Gerli (Sir): area reumatologica molto colpita dalla pandemia. Prezioso il ruolo della telemedicina

L'ambito reumatologico è stato fortemente colpito dal Covid-19 «per due motivi: ci siamo trovati coinvolti in una pandemia da parte di un virus al quale il reumatologo teoricamente non doveva essere interessato ma in realtà, per la tipologia di affezione, si è trovato in prima linea. Il secondo motivo è legato al fatto che la pandemia ha generato diversi problemi di assistenza per i malati reumatologici che sono prevalentemente cronici, quindi, con tutte le problematiche connesse con questo problema». È Roberto Gerli, presidente Società italiana di reumatologia, professore ordinario di Reumatologia presso l'Università di Perugia dove dirige la Scuola di specializzazione in reumatologia, direttore della Struttura complessa di reumatologia dell'Azienda universitario-ospedaliera di Perugia, a dichiararlo in una intervista rilasciata a Doctor33, in cui fa il punto sul futuro prossimo della reumatologia e su quanto la pandemia abbiamo segnato questa branca medica.

Gerli ha spiegato le difficoltà che hanno dovuto affrontare i pazienti reumatologici con l'arrivo del coronavirus che ha portato alla chiusura dei reparti e ad un ulteriore allungamento delle liste d'attesa. I pazienti, intanto, «continuavano la propria terapia ma senza controlli e questo ha portato a una serie di conseguenze molto importanti». È per questo che la Società italiana di reumatologia ha cercato di venire incontro a tutte queste problematiche attivando una piattaforma di telemedicina, messa a disposizione di tutti i centri reumatologici, che «ha aiutato e facilitato il contatto con il paziente che era stato abbandonato a se stesso». Il presidente della Sir sostiene, però, che telemedicina non significhi «la semplice telefonata o la semplice visione del paziente attraverso il cellulare, la telemedicina significa una prestazione sanitaria ben precisa che deve essere riconosciuta e che richiede del tempo. Questo è uno dei problemi che abbiamo dovuto affrontare perché non tutte le regioni si sono adeguate al riconoscimento di questo tipo di prestazione sanitaria».
In ogni caso, la telemedicina ha dei «limiti», osserva Gerli, ovvero quello di non poter «visitare il paziente e per una specializzazione come quella reumatologica non è semplice». «È estremamente complicato fare una prima visita in telemedicina», motivo per cui, chiarisce l'esperto, bisogna necessariamente «scegliere la tipologia di pazienti e soprattutto la tipologia di malattia da cui il paziente è affetto per capire quale può essere il paziente idoneo da poter visitare in telemedicina». Per una buona piattaforma di telemedicina è necessario, inoltre, avere dei «device adeguati e un sistema che tuteli la privacy», sottolinea Gerli. Spiegando che «molti dei nostri pazienti rientrano in una fascia d'età più avanzata, quindi, non tutti sono in grado di comprendere con precisione come utilizzare questi sistemi nuovi». In conclusione, dunque, il reumatologo sostiene che «la sfida per il futuro possa essere proprio questa di cercare di educare sia i medici specialisti che i pazienti allo sviluppo di un qualcosa che sicuramente in futuro troverà inevitabilmente degli spazi».
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