
Frammentazione della casistica e tempestivo accesso alle cure. Sono queste le due criticità principali del sistema ospedaliero italiano rispetto alle quali permangono margini di ulteriore miglioramento. È quanto emerge dal Programma nazionale esiti (Pne), sviluppato da Agenas su mandato del ministero della Salute. I risultati dell'edizione 2020 del Pne, realizzata in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità e con il Dipartimento di Epidemiologia della Asl Roma 1 e presentata questa mattina al ministero della Salute.
Resta una «persistente tendenza alla frammentazione della casistica ospedaliera, per patologie su cui esistono evidenze di una relazione volume-esito, a fronte dei numerosi tentativi di razionalizzare l'offerta ospedaliera attraverso l'implementazione delle reti assistenziali. Ancora nel 2019 circa 1/3 degli interventi chirurgici per carcinoma mammario è stato effettuato in unità operative con volumi di attività al di sotto dei 150 interventi annui che rappresenta la soglia indicata dal Decreto del Ministero della Salute 2 aprile 2015 n.70», osserva Agenas. «Nei prossimi mesi dobbiamo tenere insieme due obiettivi. Da un lato, la lotta contro il Covid e, dall'altro, programmare il servizio sanitario del futuro». Lo ha detto il ministro della Salute
Roberto Speranza, intervenendo alla presentazione del Programma nazionale esiti (Pne) realizzato dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), sottolineando l'importanza del monitoraggio dei risultati attuali per poter indirizzare al meglio la programmazione della sanità dei prossimi anni. «Occuparci della gestione complessa dell'emergenza attuale e, al tempo stesso, programmare e progettare il futuro» sono «due cose che vanno temute insieme», ha precisato Speranza.
L'agenzia segnala anche le difficoltà da parte del sistema di garantire un accesso tempestivo alle cure, nell'ambito delle reti tempo-dipendenti o in riferimento alla degenza pre-operatoria. Ad esempio, nel caso della frattura del collo del femore, è cresciuta in questi anni la percentuale di pazienti ultrasessantacinquenni a cui viene garantito un intervento chirurgico entro le 48 ore (come raccomandato dalle linee guida internazionali), tuttavia nel 2019 più di 1/3 dei pazienti non ha beneficiato di un intervento tempestivo. «Si può migliorare anche rispetto al bypass aorto-coronarico isolato, la cui contrazione della casistica osservata a livello nazionale dal 2012 al 2019 (stimabile intorno al 12%) non si è accompagnata a una tendenza alla concentrazione dei volumi in un numero minore di strutture, per cui nell'ultimo anno di valutazione solo 20 delle 108 totali superavano la soglia ministeriale dei 200 interventi/anno». Un altro tema rilevante riguarda le difficoltà da parte del sistema di garantire un accesso tempestivo alle cure, nell'ambito delle reti tempo-dipendenti o in riferimento alla degenza pre-operatoria. Ad esempio, nel caso della frattura del collo del femore, è cresciuta in questi anni la percentuale di pazienti ultrasessantacinquenni a cui viene garantito un intervento chirurgico entro le 48 ore (come raccomandato dalle linee guida internazionali), tuttavia nel 2019 più di 1/3 dei pazienti non ha beneficiato di un intervento tempestivo. Ulteriori aspetti da considerare riguardano «la perdurante presenza di sacche di inappropriatezza, rispetto a procedure erogate in assenza di specifiche indicazioni cliniche o in contesti organizzativi inadeguati; e infine il tema della cosiddetta "ospedalizzazione evitabile" che segnala ancora oggi un eccesso di ricoveri attribuibili a carenze e ritardi a livello della medicina territoriale e delle cure primarie», spiega Agenas.
Secondo i risultati, il 79% delle strutture ha raggiunto livelli elevati di qualità in almeno una delle aree cliniche valutate. Inoltre, per alcune di queste aree cliniche, come la cardiologia, l'apparato muscolo-scheletrico, il sistema nervoso e la chirurgia non oncologica dell'apparato digerente, la proporzione di strutture con livelli di qualità bassi o molto bassi nel 2019 è inferiore al 10%. «I dati del Pne confermano un graduale miglioramento della qualità delle cure a livello nazionale su tutte le aree cliniche analizzate dal Pne - dichiara il direttore generale
Domenico Mantoan - sebbene ci sia ancora da lavorare per superare alcune criticità quali la frammentarietà dell'assistenza ospedaliera, nonché' per limitare le disomogeneità di prestazioni presenti sia a livello interregionale sia intraregionale». L'impegno di Agenas, «che anche con il Pne prosegue la sua attività di ricerca e di supporto nei confronti del Ministro della salute, delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e di Bolzano, rimane costante nella definizione di una maggior efficacia degli interventi sanitari, nonché' di qualità, sicurezza e umanizzazione delle cure». La quota di strutture ospedaliere che raggiungono livelli alti o molto alti per almeno la metà dell'attività valutata è passata dal 21% nel 2015 al 28% nel 2019. È quanto emerge dal Programma nazionale esiti (Pne), sviluppato da Agenas su mandato del ministero della Salute. Nel corso di questi anni Agenas, dichiara il presidente
Enrico Coscioni, attraverso il Pne si è concentrata nella valutazione comparativa tra ospedali pubblici e privati accreditati «osservando un costante miglioramento delle strutture le cui aree cliniche si collocano in molti casi a livelli di qualità alti o molto alti. Si tratta di importanti risultati - ha concluso - che ci stimolano a proseguire nell'ampliamento delle attività oggetto di indagine. Senza dimenticare l'importanza nella qualità dei dati, come dimostrano gli oltre 3.000 audit condotti».