Europa e Mondo
15/02/2021

Integrare la cura e cambiare la sanità: ecco come nutrire l'immunità contro il Covid-19. Un libro fa il punto

Occuparsi dei malati di Covid-19 con le cure a disposizione è fondamentale, ma non sufficiente. È necessario andare oltre e «fornire elementi per l'oggi, per contrastare al meglio l'attuale fase della pandemia e, al tempo stesso, presentare dati e considerazioni sui fattori che sono alla base della pandemia attuale e di quelle che probabilmente verranno nei prossimi anni». Questa la filosofia con cui si apre, in prefazione, il libro "Nutrire l'immunità contro Covid-19 - Integrare la cura. Cambiare la sanità", edito da Edra e in uscita in questi giorni, scritto a quattro mani da Anna Giulia Bottaccioli, medico di Medicina interna, docente all'Università San Raffaele di Milano e nel post-laurea delle Università di Torino e l'Aquila e da Francesco Bottaccioli, filosofo della scienza e psicologo a indirizzo Neuroscienze cognitive, fondatore della Società italiana di psiconeuroendocrinoimmunologia.

Il professor Francesco Bottaccioli, in una intervista a Doctor33, entra nel dettaglio dei contenuti, partendo da un'analisi dei fattori che influenzano il sistema immunitario, modificabili da ognuno di noi, ma anche da uno sforzo collettivo. Il libro si rivolge a tutti, in particolare agli operatori sanitari e alle autorità scientifiche, sanitarie e politiche affinché siano creative e coraggiose nelle loro scelte, che devono guardare al futuro dell'individuo nella sua totalità e non dimenticando gli aspetti psicologici, l'attività fisica e l'alimentazione. «Infettarsi con SarsCov2 non vuol dire ammalarsi, perché alcune persone sono sintomatiche, e molto gravi, altre no - spiega Bottaccioli -. Il fattore determinante in tutto questo è il sistema immunitario, cioè come risponde il sistema immunitario e più in generale il nostro organismo, cioè in modo equilibrato o squilibrato all'infezione. Equilibrato significa che è in grado di mettere in campo una risposta altamente efficiente ed efficace con un controllo dell'infiammazione, quindi in grado di sopprimere l'agente infettivo senza produrre l'eccesso di infiammazione che può provocare la forma grave della malattia. Al contrario è non equilibrato quando si verifica la forma grave, che porta a esito mortale, che dipende certamente dall'infezione, ma anche dall'eccesso di risposta del sistema immunitario in senso infiammatorio. È determinante quindi quale tipo di sistema immunitario incontra il virus».
Secondo gli autori del libro, i fattori che determinano questo squilibrio «possono essere di carattere generale, per esempio l'inquinamento ambientale: con questo non si intende che le particelle sottili (pm) possano trasportare il virus, ma che respirare aria inquinata per molti anni altera in senso infiammatorio il sistema immunitario respiratorio, sia delle prime vie aeree sia dei polmoni. Questo spiegherebbe anche la discrepanza della diffusione del virus nel nostro Paese, con maggiore incidenza nelle aree del Nord rispetto a quelle del Centro Sud», prosegue Bottaccioli. Nel libro sono riportate anche alcune mappe sull'inquinamento: ci sarebbe dunque una relazione tra eccesso di inquinamento dell'aria e mortalità. «Determinanti però anche fattori individuali come obesità o alimentazione infiammatoria - approfondisce il professore -: nutrirci in modo infiammatorio predispone il sistema immunitario, le condizioni di stress e di disturbo psicologico. Depressione, ansia, psicosi e altri disturbi sono fattori che influenzano il sistema immunitario. Nel libro portiamo le evidenze scientifiche che indicano agli operatori sanitari quanto siamo importanti lo stato di salute e della psiche del paziente». Nel volume viene suggerita una dieta antinfiammatoria e sono riportate diverse evidenze scientifiche, anche riguardanti l'uso di strumenti dell'antica medicina cinese. «I cinesi stanno uscendo meglio di tutti da questa pandemia: questo perché hanno attivato cure domiciliari tempestive, hanno integrato la consulenza psicologica diffusa e capillare, unita alla prescrizione dietetica, alla supplementazione con vitamine e all'uso di formule fitoterapiche, che possono essere usate sia in pillole, sia in decotti - prosegue l'esperto -. Per questo ci preme fare una richiesta alle nostre autorità: così come abbiamo sperimentato dei farmaci che poi si sono dimostrati inefficaci, allo stesso modo dovremmo fare studi clinici che replichino quello che hanno fatto i cinesi: al momento però c'è ancora un pregiudizio di carattere culturale».

La proposta degli autori è di attivare una cura integrata domiciliare: il vero tallone d'Achille del nostro Paese è proprio questo. La cura integrata deve essere medica e psicologica: l'aspetto psicologico influenza il sistema immunitario e quindi noi proponiamo che nella Usca ci sia un medico ma anche uno psicologo; una equipe integrata che possa intervenire anche senza farmaci e che possa studiare e integrare, facendo consulenza psicologica e attività fisica anche domiciliare. Questo è l'unico modo anche per usare al meglio le vaccinazioni di massa e affinché si riesca a uscire da questa situazione guardando anche a possibili epidemie future». L'invito è quindi a un cambio di rotta: «Se ci affidiamo solamente alla vaccinazione di massa e agli anticorpi monoclonali ci metteremo troppo tempo e ci saranno troppi morti. È necessario agire su diversi fattori, cambiare le condizioni ambientali e affrontare una riforma del Sistema sanitario, riorganizzando la medicina territoriale (le cure territoriali) e investire di più sull'insegnamento dell'immunologia».
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