Professione medica
Medici di famiglia
12/02/2021

Covid-19 e vaccini negli studi Mmg. L'intesa si ferma. Il nodo sono i compensi

La trattativa per la convenzione dei medici di famiglia sui vaccini Covid-19 per il momento è ferma, complice la crisi di governo, sia a livello nazionale sia nelle Regioni. Lo ammette Silvestro Scotti segretario Fimmg, che sottolinea «il coinvolgimento dei Mmg è conditio sine qua non per le vaccinazioni». In altre parole, qualcuno tra governo e regioni starebbe remando contro, favorendo la vaccinazione nelle Asl, presso altri medici, anche con personale volontario (si vedano i bandi in Lombardia) e nelle farmacie. Dopo gli accordi firmati in Lombardia, Piemonte e adesso in Trentino («vaccineremo gli under 55 - annuncia il segretario Cisl Medici Nicola Paoli - i nostri medici da oggi avranno a disposizione nei propri frigo la confezione di AstraZeneca contenente dieci dosi settimanali da inoculare a chi ne facesse richiesta, come personale scolastico»), si attendono le firme in Val d'Aosta e Toscana. Ma nelle altre trattative regionali pare essersi bloccato tutto. Avanzano invece gli accordi fatti con le farmacie in Liguria, Emilia Romagna, Friuli VG. Ai tavoli romani c'è qualche dubbio sulla popolazione target da vaccinare "in studio": il vaccino AstraZeneca, il solo conservabile agevolmente, non si indirizza di preferenza agli over 55 che sarebbero in realtà "elettivi" per il medico di famiglia.

Sembra poi essere emerso il nodo del compenso: i Mmg chiederebbero i 6,16 euro della prestazione di particolare impegno per ogni inoculazione, ma parte delle regioni offrirebbe tale retribuzione per pacchetto di due inoculi, prima dose e richiamo. Nel frattempo, le stesse regioni procedono con le convocazioni negli over 80. L'Umbria parte con le prenotazioni nelle Asl il 15 mentre il tavolo dei medici si inceppa; la Lombardia parte domani e dal 18 i medici di famiglia dovranno prenotare gli assistiti sopra gli 80 anni nel portale dell'Asl, ma lo hanno appreso in tv; ferme Marche ed Abruzzo; il Lazio è più avanti di tutti, si vaccina a pieno regime negli hub e nelle Asl, ma il tavolo con i mmg per somministrare i vaccini Astra Zeneca arranca, e fin qui solo 1400 su 4400 aderiscono. Pierluigi Bartoletti vicesegretario Fimmg fa il punto: «Il problema non è di compenso, ma di strategia. La parte pubblica deve chiarirci se vuole scommettere su di noi. La storia dice che là dove le vaccinazioni sono state affidate ai medici di famiglia hanno sempre avuto percentuali di adesione più elevate e la copertura ha avuto successo. Anche quest'anno con l'attività in studio stravolta dall'emergenza Covid in Lazio abbiamo somministrato 1,5 milioni di antinfluenzali. Ma la parte pubblica non ha postato uno specifico finanziamento su di noi». Ci sono 70 milioni della Finanziaria, relativi al capitolo tamponi. Due esempi: se il medico fosse pagato 6,16 euro per due inoculi coprirebbero l'80% della popolazione over 65; se fosse pagato 6,16 ad inoculo più realisticamente, visto che il vaccino più maneggevole copre gli under 55, si potrebbero coprire 6 milioni di soggetti tra i 50 e i 55 anni.
I numeri citati non intaccano il ragionamento di Bartoletti. «Vorrei parlassimo di strategie prima che di cifre. Il commissario all'emergenza Arcuri ha stanziato 534 milioni nel suo bando per medici ed infermieri vaccinatori nelle Asl e nei centri della protezione civile; il compenso è 60 euro l'ora per il medico, 35 per il sanitario, servono due operatori, in un'ora si fanno quattro inoculi, costo 22 euro a inoculo; in farmacia il prezzo sostenuto dal Ssn è 22 euro in Emilia Romagna; nell'Usca due operatori costano da 100 a 120 euro l'ora, per ogni inoculo sono 20 euro. Il medico di famiglia prenderebbe euro 6,16 ad inoculo, che - se gli si riconoscono i costi di struttura - diventerebbero 10 euro. Costiamo la metà della soluzione più conveniente, e siamo in grado di sostenere da subito lunghe campagne, per anticipare le varianti e per lottare anche nell'arco di anni. Anche considerando un aggravio per i vaccini fatti a domicilio, i costi sostenuti dal servizio Asl per le domiciliari, magari con le Usca, sono ben più alti. Perché solo a noi si chiede di offrire un servizio in perdita? Perché si scommette su lavoratori interinali e farmacie e non sulla medicina convenzionata? Pesa il precedente relativo alla perplessità della categoria sui tamponi?» Quanto ai vaccini, «il più maneggevole in studio è AstraZeneca, ma la vaccinazione è un compito di categoria, se la parte pubblica ci mette in condizione di soddisfare certi requisiti potremmo somministrare anche Pfizer e Moderna», dice Bartoletti.

Riflessione a parte merita il software promosso da Fimmg con NetMedica, Cittadinanzattiva e igienisti come Paolo Bonanni (UniFi), Pierluigi Lopalco (UniPi), Walter Ricciardi consulente del ministero della Salute: un algoritmo può individuare in base ai dati delle schede assistito i pazienti a maggior rischio di letalità per malattie respiratorie, cardiologiche, neurologiche, diabete, disabilità, fibrosi cistica, Hiv e insufficienza renale, da prenotare e vaccinare per primi. «I software pubblici ordinano i pazienti per età; questo ha un criterio più sofisticato; la parte pubblica può o meno adottarlo a livello nazionale, noi lo useremmo nell'ambito della nostra autonoma organizzazione. Se le dotazioni di vaccini lo permettessero, in realtà per vaccinare si potrebbero utilizzare in parallelo entrambi i canali, il personale delle pubbliche amministrazioni e delle Forze dell'Ordine si rivolgerebbe alle Asl e il resto dei pazienti alla medicina generale».

Mauro Miserendino
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